Google sotto accusa: anche secondo Yelp manipola i risultati delle ricerche

Yelp si accoda alle società che accusano Google di manipolare i risultati delle ricerche a proprio vantaggio: Big G non ci sta e risponde per le rime.

di Daniele Sforza, pubblicato il
Yelp si accoda alle società che accusano Google di manipolare i risultati delle ricerche a proprio vantaggio: Big G non ci sta e risponde per le rime.

Anche Yelp si mette in coda per puntare il dito contro Google e accusarla di abuso di posizione dominante: infatti, uno studio svolto da un team di analisi dati di Yelp, in collaborazione con Tim Wu della Columbia Law School e di Michael Luca della Harvard Business School, ha scoperto come il motore di ricerca di Mountain View punti a prediligere i prodotti della propria azienda, piuttosto che quelli di suoi concorrenti. Lo studio è stato svolto su un campione di 2.690 volontari impegnati nella ricerca di alcune attività locali: se a metà campione sono stati mostrati i risultati di Google, all’altra metà son stati fatti vedere risultati di ricerca che includevano anche gli altri concorrenti, con il risultato che è stata proprio questa seconda metà a cliccare di più sui link proposti, perché attratti da una varietà di link e contenuti più efficace. Google ha però liquidato subito la questione, affermando come questo studio si basi semplicemente “su una metodologia viziata” perché si incentra sui risultati “per appena una manciata di ricerche”.   Fatto sta che lo studio, disponibile a questo link, peggiora ulteriormente la posizione di Big G nei confronti dell’Antitrust Ue, mentre la scadenza del 17 agosto 2015 si avvicina sempre di più: quello sarà infatti il giorno in cui Google dovrà proporre degli accorgimenti per evitare di incorrere in sanzioni pesanti da parte dell’Antitrust. Yelp, così come tutti i principali concorrenti di Google che si sono rivolti all’Unione europea per contrastare l’eventuale abuso di posizione dominante di Google, si accoda quindi alla fila dei detrattori di Big G, accusando apertamente il motore di ricerca di manipolare i risultati delle ricerche a proprio vantaggio, penalizzando dunque quelli dei suoi competitors.   Da parte sua Google si difende, non solo mostrando totale dissenso nei confronti dell’indagine dell’Antitrust europeo, ma anche affermando come, seppur Google sia attualmente il motore di ricerca più utilizzato, gli utenti possono accedere alle informazioni in moltissimi modi diversi, e pertanto le accuse rivolte all’azienda dai concorrenti si dimostrano infondate. E fuori luogo, anche perché secondo Big G, tutte le attività che hanno registrato lamentele nei confronti di Mountain View sarebbero esponenzialmente cresciute negli ultimi anni, proprio grazie al suo motore di ricerca. Per cui, più che un danneggiamento a queste società, si dovrebbe parlare di tutt’altro.

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