Google: diritto all’oblio in rete parte a fine giugno, ma non ovunque

Il diritto all'oblio in rete partirà a fine giugno, quando Google cancellerà i primi link per i quali è stata fatta richiesta di rimozione. Eppure, guardando bene, il diritto all'oblio risulta decisamente parziale: ecco perché.

di Daniele Sforza, pubblicato il
Il diritto all'oblio in rete partirà a fine giugno, quando Google cancellerà i primi link per i quali è stata fatta richiesta di rimozione. Eppure, guardando bene, il diritto all'oblio risulta decisamente parziale: ecco perché.

Il diritto all’oblio è ormai realtà e le 50mila richieste inoltrate a Google stanno per essere evase, qualcuna in positivo, qualcuna in negativo. Sì perché Big G può ovviamente prendersi la briga di decidere se il link scomodo risulti veramente evasivo o se sia solo un capriccio di un utente che non vuole più vedere il suo nome sulla rete per un motivo futile: quest’ultima ipotesi risulta impossibile da praticare, perché Google, come ha già affermato quando è uscita la sentenza della Corte Europea, che preserverà il diritto alla ricerca in rete da parte degli utenti, oltre che quello all’oblio. Così, entro fine giugno saranno rimossi i primi link scomodi su Google, ma non è tutto rose e fiori come sembra e il diritto all’oblio in rete, se si guarda bene, somiglia quasi a uno scherzo.   LEGGI ANCHE Come cancellarsi da Google: ecco il modulo per farsi rimuovere dalle ricerche web  

Perché il diritto all’oblio potrebbe in realtà non esistere

Esiste un mondo reale e un mondo virtuale: il primo è quello che tutti conosciamo, con la sua geopolitica instabile ma comunque ormai nota a tutti. Il secondo è la rete, un flusso di informazioni costante dove si può trovare di tutto: dai venditori ai pirati, dai criminali ai benefattori. Un mondo a sé con delle regole a sé: però, parlare di diritto all’oblio in rete risulta davvero difficile. D’accordo, i primi link saranno rimossi a fine giugno e riguarderanno praticamente tutta l’Europa (non si sa ancora se Google notificherà la rimozione di un link per avvertire l’utente che forse quel che sta cercando non si trova più), ma sarebbe sufficiente recarsi sulla versione .com di Google per trovare quello che su Google.fr, o .it è stato rimosso. Sostanzialmente, dunque, il diritto all’oblio in rete non è nient’altro che un diritto all’oblio in Europa, ma oggigiorno il mondo è totalmente connesso 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e in rete la distinzione tra Europa, America e Asia non funziona più di tanto. Stona. E così il diritto all’oblio in rete risulta essere semplicemente parziale, ed è anche giusto così visto che la sentenza è della Corte Europea, ma non può essere definito allo stesso tempo un “oblio”, un “oscuramento” per l’utente. Cancellarsi totalmente da internet, quindi, sembra impossibile, a meno che Google non continui a perdere colpi. Il che, in un certo senso, sta già avvenendo.  

Quale futuro per i motori di ricerca?

Dopo aver dovuto accettare di rimuovere i link non desiderati dal suo motore di ricerca, Google dovrà anche rimuovere 300 siti dai suoi risultati, non per il diritto all’oblio, ma per una sentenza della Corte Suprema del British Columbia riguardante un contenzioso tra due aziende canadesi, una delle quali avrebbe prodotto dei dispositivi di rete violando il copyright dell’altra grazie alla manovra truffaldina di un gruppo di ex soci che poi hanno rivenduto questi prodotti su una rete di siti. Google è stata così chiamata a rimuovere circa 300 siti dal suo search engine, ma in molti già si chiedono quale sarà la prossima sentenza a cui Big G dovrà piegarsi: difficile, come affermato da un professore in legge dell’Università di Ottawa, Michael Geist, che altri Paesi si facciano avanti per rimuovere e censurare siti non consoni alla propria fede politica o religiosa, ma non impossibile (se si guarda il giusto cavillo). Che i motori di ricerca stiano per subire una drastica mutazione? Sicuramente è Google a pagare più di tutti gli altri, anche perché il più frequentato: le ultime manovre per arginare il diritto all’informazione offerto da Google costituiranno un precedente o rappresentano un incentivo per gli altri motori di ricerca di fare il passo più lungo della gamba senza rischiare nulla e provare a scalare la vetta?

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