Fintech e criptomonete, il made in Italy di Sardex

Starup fintech sarda, un successo nato in patria, ma noto anche all'estero.

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Una startup che combina fintech e criptovalute, a che punto siamo in Italia? Sardex è il perfetto esempio per coniugare i due concetti digital in una parafrasi esaustiva. Nata nel 2009 in Sardegna, oggi è presente in 15 regioni con oltre 10 mila conti aperti.

Il fintech di Sardex

I 5 neolaureati che nel 2009 fondarono la startup hanno sempre creduto nel concetto di comunità. Sardex è nata come moneta virtuale interamente made in Sardegna. Una criprovaluta che permette alle aziende di scambiare beni e servizi al fine di finanziare le proprie attività. Sardex Pay è invece la community che permette di scambiare beni e servizi pagandoli con la crypto Sardex. Come dicevamo, negli anni l’impresa è giunta fino a 15 regioni e presenta più di 10 mila conti aperti. Ha registrato transazione per 120 milioni di euro solo lo scorso anno e la media di iscritti è in crescita del 73%.

Sono numeri che fanno di Sardex uno dei progetti fintech più interessanti del nostro paese, tanto da attirare l’attenzione all’estero di testate come il Financial Times e quella di esperti professori come quelli della London School of Economics. La novità dell’azienda ora il lancio attraverso Sardex Pay di una una campagna di equity crowdfunding su BacktoWork24.com. Tutti possono investire nella fintech, ma il target di raccolta va da 600mila a 2,5 milioni di euro.

Sardex, fintech made in Italy

Sardex Pay non intacca la liquidità in euro e permette alle imprese di ottenere linee di credito a tasso zero. Ma lasciamo la parola a Gabriele Littera, co-founder di SardexPay: “Da sempre abbiamo scelto di essere vicini agli imprenditori che hanno condiviso il nostro modello. Con l’operazione di crowdfunding vogliamo ampliare ancora di più questo senso di partecipazione delle persone ad un nuovo modello di economia. Abbiamo pensato di innovare nella finanza, ambito in cui sembra sempre difficile cambiare le cose. Non volevamo però cambiamenti solo di forma, per esempio relativi ai metodi di pagamento, ma di sostanza. Volevamo trovare il modo di far avere alle aziende ciò di cui c’era più bisogno: il credito”.

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