Facebook e il bisogno di essere felici (e di condividerlo) in un video virale

Un cortometraggio di Shaun Higton spiega il lato oscuro di Facebook, quello dominato dalla menzogna e dove la verità è una trappola nella quale meglio non cadere. E' proprio così?

di Daniele Sforza, pubblicato il
Un cortometraggio di Shaun Higton spiega il lato oscuro di Facebook, quello dominato dalla menzogna e dove la verità è una trappola nella quale meglio non cadere. E' proprio così?

Si chiama “What’s on your mind?“, ovvero “A cosa stai pensando?” il cortometraggio virale di Shaun Higton sull’altra faccia della medaglia di Facebook, quella oscura e maligna, ma soprattutto pervasa costantemente dalla menzogna. Il titolo è la frase che ognuno di noi legge ogni giorno sulla propria bacheca Facebook e che ci invita a esprimere il nostro stato d’animo o a condividere un momento gioioso della nostra vita. Oppure un momento triste. Ma come ben saprete, su Facebook, i momenti negativi della nostra vita non sono molto apprezzati e soprattutto non portano like. E’ come quando qualcuno ci chiede “Come stai?” e spera in cuor suo di sentirsi rispondere un neutrale “Bene”. Ma è anche la verità che più emerge su Facebook, e non è paradossale che questa verità riguardi proprio la menzogna.   LEGGI ANCHE Quanto vale un like su Facebook: i social network causano depressione? Facebook: emozioni e sentimenti contagiosi?  

La verità su Facebook ti fa male, lo so

Forse molti di voi conosceranno la storia di Antoine Garrot, infermiere francese che un giorno, stanco delle bugie e delle ipocrisie, ha deciso di dire tutta la verità, nient’altro che la verità su Facebook, postando commenti sinceri ad “amiche” che pubblicavano le proprie foto in cerca di complimenti o ad “amici” solitamente infelici che su Facebook postavano status pieni di gioia e di brio, naturalmente pieni zeppi di commenti partecipativi e di un numero spropositato di like. Il risultato dell’esperimento? Antoine (che in molti messaggi ha comunque avuto l’ardimento di esagerare con certi termini) ha perso la metà degli amici: la cosa lo ha reso felice, anche perché molti suoi contatti su Facebook neppure li conosceva, ma ha dimostrato anche come la verità su Facebook possa fare davvero male. Il risultato dell’esperimento, in un certo senso, è anche ovvio e banale: Facebook è una piazza pubblica, dove tutti possono vedere tutto, e se qualcuno ci arringasse davanti al nostro gruppo di amici, ci metteremo certamente sulla difensiva, soprattutto se i nostri “amici” non hanno il coraggio di difenderci o, sotto sotto, la pensano proprio come quello che ci ha insultato. Su Facebook, il problema è proprio questo: si cerca l’approvazione a tutti i costi, anche a costo di illudersi che i commenti positivi siano in realtà delle bugie. E se non si ottiene quello che si cerca, allora si cade in depressione o, progressivamente, si perdono gli “amici” (le virgolette sono obbligatorie).  

What’s on your mind? Ecco il corto virale di Shaun Higton che fa discutere

Il video di Shaun Higton rappresenta semplicemente la prosecuzione di quanto detto sopra: Facebook è come la tv, un “luogo virtuale” dove evadere. Meglio guardare un film dei Transformers, piuttosto che un film dei Dardenne, perché il primo ci spegne il cervello, mentre il secondo ce lo accende, proiettandoci nella realtà di tutti i giorni. E visto che la realtà di tutti i giorni è disseminata da problemi, pensieri e preoccupazioni, meglio evadere dalla realtà cercando la felicità e soprattutto l’approvazione altrui che contribuisca ad aumentarci il livello di autostima e a farci dimenticare i dolori quotidiani. L’esperimento è questo: proviamo a condividere solo i momenti felici della nostra vita, anche a costo di mentire e saremo subissati di like e commenti positivi. Poi, un giorno, stacchiamo la spina alla menzogna e diciamo come stanno davvero le cose: i like diminuiranno, così come gli amici e i nostri post verranno solitamente ignorati. Facebook non è il luogo della verità, ma solo un contenitore di ipocrisie? Non generalizziamo: l’importante è l’uso che se ne fa e cosa ricerchiamo dalla condivisione dei nostri contenuti (e dal tipo di contenuti che postiamo). Alla fine non è Facebook a formarci, siamo noi utenti a formare Facebook. O forse non è così?   Fonte | HigtonBros

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Video virali