Diritto all’oblio: come funziona su Google, quando e come richiederlo e perché non è risolutivo

Cosa si intende per diritto all'oblio? Come funziona? Quali sono le garanzie di Google? Un'analisi normativa del problema e perché la deindicizzazione e l'oblio sono (quasi) impossibili.

di Carlo Pallavicini, pubblicato il
Cosa si intende per diritto all'oblio? Come funziona? Quali sono le garanzie di Google? Un'analisi normativa del problema e perché la deindicizzazione e l'oblio sono (quasi) impossibili.

Cos’è il diritto all’oblio? Come funziona su Google? Come può essere richiesto e in che circostanze? Quando andiamo per curiosità a digitare il nostro nome e cognome su Google troviamo moltissimi risultati, frammenti della nostra esistenza che sono finiti in un modo o nell’altro sul web. Non occorre essere ‘famosi’, basta un post di Facebook oppure un commento in una bacheca o in un forum, e quella ‘notizia’ rimane per sempre nella rete. Molte volte può capitare che un nostro stesso commento o contenuto, a distanza di molti anni, ci imbarazzi ed è da qui che si è sviluppato il diritto all’oblio o, più correttamente, alla deindicizzazione su Google.

Come funziona su Google il diritto all’oblio: quando e come richiederlo

La nozione di ‘diritto all’oblio’ nasce nel non troppo lontano 2014 quando una sentenza della Corte di Giustizia Europea del 13 maggio sanciva appunto il diritto a essere ‘cancellati’ dal motore di ricerca. Google, immediatamente, ha messo a disposizione degli utenti un form molto semplice all’interno del quale si può effettuare la richiesta di deindicizzazione: basta semplicemente inserire i propri dati anagrafici, la url della pagina che desideriamo deindicizzare e una copia del proprio documento di identità. Tutto facile? Non proprio.

Perché non è così facile l’appello al diritto all’oblio su Google

Il primo problema che potrebbe presentarsi riguarda proprio l’accettazione o meno da parte di Google dell’istanza di diritto all’oblio. La valutazione viene effettuata incrociando i concetti di diritto di cronaca e appunto di deindicizzazione: se un contenuto viene ritenuto ancora rilevante, potrebbe non essere ‘obliato’. A questo punto, cosa succede? L’utente si appella al Garante della Privacy (la procedura costa 150 euro) che entro 60 giorni dà il suo responso: se ancora una volta la risposa è negativa per il diritto di cronaca, l’ultima possibilità è il giudice civile mediante ricorso al Garante della Privacy. Il tutto con un aggravio di spese e tempo. In parole semplici, è più facile ottenere la cancellazione di una pagina se non rientra in notizie che possono essere interpretate come di ‘cronaca’.

La viralità e l’impossibilità reale del diritto all’oblio

In realtà, però, il concetto di diritto all’oblio è esso stesso molto fragile. Chi ha dimestichezza con il web sa benissimo cosa si intende con la nozione di ‘viralità’: un determinato contenuto può essere stato rilanciato più e più volte da differenti pagine e siti, la qual cosa rende molto complessa anche l’identificazione degli stessi luoghi da deindicizzare. C’è poi un’altra questione: se si riesce a deindicizzare una pagina quando digitiamo il nostro nome e cognome, può anche capitare (anzi, è certo) che la medesima pagina ricompaia mediante l’utilizzo di differenti keyword (parole-chiave). Insomma, la complessità del web è ancora tutta da comprendere e la valutazione sulla privacy occorre che venga fatta individualmente, ogni volta che decidiamo di condividere qualcosa di ‘nostro’ con qualcun altro.

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Argomenti: Notizie