Diritto all’oblio: 6 mila richieste dall’Italia, ma continuano le polemiche

Diritto all'oblio o attentato al giornalismo e alla libera informazione? Continuano le polemiche sulla questione, soprattutto dal Regno Unito, mentre in Italia sono state 6 mila le richieste di cancellazione in un mese.

di Daniele Sforza, pubblicato il
Diritto all'oblio o attentato al giornalismo e alla libera informazione? Continuano le polemiche sulla questione, soprattutto dal Regno Unito, mentre in Italia sono state 6 mila le richieste di cancellazione in un mese.

Sono circa 6 mila le richieste arrivate dall’Italia a Google relative al diritto di cancellare dal motore di ricerca tutti quei link che lo riguardano senza cognizione di causa. Il cosiddetto diritto all’oblio ha avuto successo, scatenando una serie di richieste soprattutto da Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e, a seguire, il nostro Paese. In tutto, dal 29 maggio al 30 giugno, le richieste europee sono state 70 mila, un numero impressionante partito in quinta nei primi giorni e poi stabilizzatosi a una media di circa mille richieste al giorno. Eppure c’è chi pensa all’altra faccia della medaglia del diritto all’oblio, ovvero l’uccisione del giornalismo. Andiamo a vedere perché.   LEGGI ANCHE Google: diritto all’oblio in rete parte a fine giugno, ma non ovunque Perché il diritto all’oblio è un’illusione che piace alla gente  

Diritto all’oblio o attacco al giornalismo?

Le polemiche fioccano dal Regno Unito, dove il giornalista della BBC, Robert Peston, si è visto inoltrare la richiesta di cancellare un articolo del 2007 riguardante il banchiere di Wall Street Stanley O’Neal. Leggendo l’articolo, tuttavia, che peraltro ha avuto un buon riscontro, si nota come la critica non sia al banchiere, considerato più che altro come un capro espiatorio, ma ai piani alti delle banche (il tema principale era la crisi finanziaria), pertanto ancora non si sa (e non si saprà mai, se no che oblio è?) chi ha richiesto la rimozione del link e perché, visto che nell’articolo l’unico nome citato per intero è proprio quello di O’Neal. Allo stesso modo, anche il Guardian è stato vittima del diritto all’oblio, più nello specifico relativamente ad alcuni articoli, tra cui uno su un caso di frode avvenuto nel 2002 e tre su un arbitro di calcio scozzese, Dougie McDonald, dimessosi dopo un’indagine della giustizia sportiva. Diversi articoli, peraltro, hanno avuto ottimi riscontri in termini di letture, commenti e condivisioni, e alla redazione non sono mai giunte lettere di protesta o richieste di rimozione degli articoli. Ecco perché se da una parte si parla di diritto all’oblio, dall’altra si cita la morte del giornalismo. Va tuttavia ricordato che il diritto all’oblio su Google esiste solo in Europa: basta recarsi su un altro motore di ricerca oppure accedere alla versione non europea di Google per ritrovare i link rimossi. Quindi diritto all’oblio parziale, attentato al giornalismo altrettanto parziale. Sostanzialmente, un gran casino.

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Argomenti: Diritto all'oblio