Data Center in Italia e servizi cloud nazionali, a che punto siamo?

Novità per quanto riguarda la digitalizzazione in Italia, a che punto siamo?

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Novità per quanto riguarda la digitalizzazione in Italia, a che punto siamo?

La parola d’ordine è svecchiare la burocrazia italiana, un imperativo del ministro Colao che già si era attivato durante il governo Conte e che ora prova a dare la sferzata definitiva. Ma in che modo? La documentazione va sostituita con data center e servizi cloud, a che punto siamo in Italia?

Data center in Italia

Nel 2019 è stato fatto un censimento il quale ha stabilito che ci sono 11mila data center in Italia, arruolati per servire 22mila enti pubblici. Il costo di questi data center non è certo esiguo, 2 miliardi di euro, un terzo praticamente del costo che il paese paga per l’informatica. Ecco quindi che lo scorso anno è partito, proprio ad opera del ministro Colao, il piano di razionalizzazione, ovvero smaltire questi data center per il grande fini, quello di scegliere i migliori per il servizio cloud nazionale.

Da un campione di 1.252 centri in forze a un migliaio di enti, dagli uffici centrali dello Stato alle università, è stata scelta una rosa di 35 data center. Questo ristretto numero è quello scelto per il piano strategico nazionale del cloud. Ecco l’obiettivo tracciato dal ministro fino al 2026. Entro tale data, tutte le famiglie, le scuole e i presidi sanitari dovranno essere dotati di banda larga. Tutti i principali servizi al cittadino dovranno essere trasferiti online.

E ancora, portare il 5G in tutte le aree popolate del paese. Al momento però le cose non sono tutte rose e fiori, la prima analisi fatta dal’Agenzia per l’Italia digitale (Agid) sui 35 data center scelti non è lusinghiera. La diagnosi dice che sono troppi, inefficienti, spesso neanche ben protetti dai rischi informatici. Wired Corrado Giustozzi, esperto di sicurezza informatica e fino a poco tempo fa membro del Cert-Agid ha detto: “Un momento di svolta è avvenuto con la pubblicazione nel 2014 dell’Italian Cyber Security Report, con il quale si cercava di comprendere le minacce dalle quali deve proteggersi la pubblica amministrazione. Da allora si sono cercate delle soluzioni per razionalizzare le risorse informatiche del comparto pubblico, nel tentativo di ridurre gli sprechi, diminuire la superficie d’attacco e aumentare l’efficienza dei servizi erogati”, chiosa: “In alcuni piccoli centri, con le infrastrutture interamente basate su piccoli computer, sarebbe stato sufficiente rovesciare una bibita sulla tastiera per paralizzare un intero comune”.  

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