Cos’è Mars One e perché 100 persone vogliono andare a morire su Marte

Mars One è un progetto che sta facendo parlare molto di sé, sia nel bene sia nel male: andiamo a scoprire perché.

di Daniele Sforza, pubblicato il
Mars One è un progetto che sta facendo parlare molto di sé, sia nel bene sia nel male: andiamo a scoprire perché.

Chi di voi andrebbe sul pianeta rosso in un viaggio di sola andata con la consapevolezza di non poter mai vedere più la Terra e i propri cari e morire un giorno su un pianeta ostile come Marte? Beh, 202.586 persone lo farebbero, peccato che di queste ne hanno selezionate solo 100. Stiamo naturalmente parlando del progetto Mars One, un piano per molti folle, per altri irrealizzabile, per altri ancora utopico, ma anche estremamente affascinante, nato dalla mente di un’impresa privata olandese. Forse il nome di Bas Landsdorp non vi dice nulla al momento, ma nel giro di 10 anni potrebbe diventare molto celebre, sia in negativo sia in positivo. Tutto dipenderà dal successo del progetto Mars One, che a vedere dai trailer e dalle autocandidature dei pionieri del pianeta rosso, sembra essere tutto tranne che una missione scientifica. Piuttosto un reality show, una serie televisiva, una campagna marketing per un film o l’idea per un romanzo di fantascienza. Invece, tra tutte le cose qui sopra elencate, resta in piedi solo il reality.  

Cos’è Mars One

Procediamo con ordine, partendo dall’inizio. L’obiettivo di Mars One è quello di far raggiungere il pianeta rosso entro il 2025 a una colonia di 40 astronauti, i quali saranno poi raggiunti da altri coloni nel corso degli anni. Il piano prevede all’inizio l’invio di un satellite artificiale per le telecomunicazioni da far orbitare attorno al pianeta rosso, seguito dall’invio di un rover per sondare le zone di Marte e scegliere quale sarà la più adatta a ospitare la comunità di terrestri e di altri approvvigionamenti per far trovare – più o meno – tutto pronto ai 40 selezionati, i quali dovrebbero partire nel 2025 e arrivare a colonizzare Marte dopo 6 mesi. Da quella data in poi, ogni 2 anni, dalla Terra partirà un’altra colonia di 40 terrestri, fino a formare una vera e propria (grande) comunità in grado di sostentarsi da sola, produrre cibo ed esplorare il pianeta rosso in tutta la sua interezza.  

Per molti Mars One è già un fallimento

Un bel progetto, certo, forse un po’ pazzo, forse lontano da criteri scientifici – dopotutto l’idea viene da un’impresa privata – ma di sicuro interesse. Lo stesso Landsdorp ha affermato che se i governi e gli istituti scientifici hanno paura di rischiare, la conquista dello spazio deve partire dai privati. Ma forse la paura di rischiare è causata da ragioni serie: non è un caso che Mars One sia stato bocciato da ex astronauti come Buzz Aldrin e dal MIT. Il primo ha affermato all’Huffington Post tutto il suo scetticismo di fronte all’impresa, visto che secondo lui la cooperazione internazionale dovrebbe essere un principio fondamentale per l’esplorazione di Marte e la cosa non potrebbe venire solo da un’impresa privata. Il MIT ha invece elencato una serie di problematiche di natura tecnica ed economica che potrebbero portare a morte sicura i 40 volontari dopo solo 2 mesi. A cominciare dalla coltivazione del cibo, per la quale servirebbero ben 200 km di serre per garantire il necessario sostentamento anziché i 50 km previsti dal piano. Il posizionamento errato delle serre produrrebbe poi un pericoloso sbilanciamento tra ossigeno prodotto e azoto consumato, il che pregiudicherebbe le condizioni di vita delle comunità all’interno dell’habitat stesso. Restano poi i problemi legati all’illuminazione e all’invio di materiali sostitutivi e di approvvigionamento che farebbero lievitare enormemente i costi, già prospettati molto al ribasso secondo gli esperti.  

Mars One: la parte reality

Un’altra componente che mette in cattiva luce il progetto Mars One è sicuramente la parte reality, che con la scienza stona un po’: l’intrattenimento serve in verità a procacciare finanziamenti e sponsor importanti in grado di far aumentare gli investimenti sul progetto. E qual è la migliore formula d’intrattenimento oggi? Il reality show: già a partire dalla presentazione dei candidati al progetto, si respira un po’ l’aria da Grande Fratello, con le autocandidature che somigliano tanto ai provini dei partecipanti. Anche l’effetto scenografico è molto televisivo, tant’è che fa pensare più a uno spettacolo innocuo o a una bufala piuttosto che a un progetto serio.     Sembra far parte di un film, ma più seria e professionale è la breve presentazione del progetto, che ne illustra tutti i dettagli e le fasi che andranno a compiersi:     La parte spettacolo (reality) torna di nuovo prepotentemente quando si parla dei 100 candidati, da cui poi saranno selezionati i 40 “fortunati” (se così possiamo chiamarli).    

Perché 100 persone vogliono andare su Marte?

Che motivo hanno le persone di voler partecipare a un progetto così affascinante ma allo stesso tempo così estremamente rischioso? In un interessante articolo su Popular Science si pone l’attenzione sull’unicità e sull’esclusività della missione. “Sì, abbandoneremo cose belle come un tramonto sul mare, un piatto di sushi o l’affetto dei nostri cari, ma saremo tra i pochi eletti ad aver colonizzato un altro pianeta”: è questa la frase più comune che si sente ripetere dai candidati al viaggio sola andata per Marte. L’idea di poter scalare il monte più alto dell’universo o di guardare due lune girare intorno al pianeta è per loro elettrizzante, molto di più di restare ancorati al pianeta Terra, circondati dalle stesse cose. E il senso di isolamento? Come quello degli Inuit, ma gli Inuit soffrono di depressione e si sono registrati anche casi di suicidio. Tutto questo non sembra scalfire minimamente la passione/missione di questi 100 selezionati.   Andando sul sito ufficiale di Mars One, si possono peraltro incontrare i 100 candidati selezionati che dovranno superare l’ultima prova per entrare tra i primi 40 pionieri di Marte. Cliccando su quella pagina, si ha la possibilità di scandagliare i profili dei 100 selezionati, scorrerne il CV e guardare il video di presentazione. Vengono da tutto il mondo, ma la maggior parte proviene dal continente americano (39); seguono Europa (31), Asia (16), Africa (7) e Oceania (7). Chi saranno i 40 selezionati finali?

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Argomenti: Buzz

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