Call of Duty istiga al suicidio: bufala o sono semplicemente tutti matti?

Secondo un medico legale di Manchester i videogiochi della serie Call of Duty sono un elemento in comune tra quattro casi di suicidio: sembra una bufala, ma non lo è.

di Daniele Sforza, pubblicato il
Secondo un medico legale di Manchester i videogiochi della serie Call of Duty sono un elemento in comune tra quattro casi di suicidio: sembra una bufala, ma non lo è.

Call of Duty potrebbe ispirare pensieri tristi e istigare al suicidio. Sembra una provocazione bella e buona o un’uscita fuori di testa di qualche buontempone, ma in realtà la dichiarazione proviene da John Pollard, un medico legale di Manchester che, indagando su un suicidio di un sedicenne di Hale, ha connesso questo caso con altri 3 probabili suicidi tutti connessi con quello che il quotidiano “Leggo” ha definito già (sic!) un “videogame mortale”. A questo punto la domanda sorge spontanea: sono tutti matti?  

Call of Duty e il suicidio, quale connessione?

Dal Guardian si legge che Pollard ha espresso molta preoccupazione circa un’eventuale connessione tra il videogioco Call of Duty e “tre-quattro inchieste sulla morte di ragazzi“. L’ultimo in ordine cronologico è tale William Menzies, appassionato di Call of Duty: Ghosts, che è seguito al suicidio di un altro fan della serie Call of Duty, Callum Green, avvenuto nel 2011 e ad altri casi simili relativi più nello specifico a due adolescenti anonimi. In realtà Pollard non vuole incolpare il gioco dei suicidi: nonostante le numerose discussioni sulla connessione tra videogiochi e violenza (soprattutto fatte dai benpensanti) le teorie sulle influenze negative dei videogiochi risultano piuttosto contraddittorie, anche tra gli esperti psicologi. C’è chi, come Mark Griffiths della Nottingham Trent University, ha affermato come tra tutti i fattori che contribuiscono a istigare un giovane al suicidio incolpare un certo videogioco risulta “quasi impossibile”. Ovvio che la relazione tra i videogiochi e i pensieri relativi al suicidio sono molto carenti, visto che gli elementi che accomunano i quattro ragazzi potrebbero anche non limitarsi alla passione per i videogiochi e alla serie Call of Duty. I quattro ragazzi in questione potrebbero benissimo aver letto lo stesso libro, essere seguaci dello stesso filosofo, o aver visto lo stesso film e il fatto che siano stati amanti di Call of Duty, una serie videoludica peraltro molto apprezzata in Gran Bretagna, è solo una coincidenza. Meglio approfondire le circostanze ambientali, il sistema educativo e gli altri fattori “reali” che avrebbero istigato questi giovani al suicidio anziché puntare il dito contro i videogiochi, come probabilmente alcuni moralisti e ignoranti stanno già facendo, anche perché d’altra parte ci sono milioni e milioni di persone disponibili a raccontarvi come giocare a Call of Duty: Ghosts o a qualche capitolo precedente della saga non abbia minimamente influito negativamente sul loro stato mentale.

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Argomenti: Videogiochi