Augmented Eternity, nasce il progetto per diventare immortali

Diventare immortali con un'app, ecco l'ambizioso progetto che strizza l'occhio all'inquietante Black Mirror.

di Daniele Magliuolo, pubblicato il
Diventare immortali con un'app, ecco l'ambizioso progetto che strizza l'occhio all'inquietante Black Mirror.

L’immortalità, seppur solo virtuale, è il nuovo desiderio da realizzare, ma la complessità dell’operazione non è affatto da sottovalutare. Ci sta provando Hossein Rahnama, imprenditore e ricercatore della Ryerson University di Toronto, a capo della Flybits. Il ricercatore lancia ora il progetto Augmented Eternity, una app che ci darà l’immortalità digitale.

L’uomo immortale con Augmented Eternity

L’idea è praticamente la stessa di Torna da Me, episodio 1 della seconda stagione di Black Mirror. Se la serie enfatizza mostrandoci il ritorno del clone in carne ed ossa dopo la morte del modello originale, nell’idea di Rahnama questo passaggio sembra per ora scartato (non è detto che in futuro non si possa però impiantare l’identità virtuale dell’individuo in un corpo fisico appositamente progettato, un androide insomma).

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Dicevamo, in questo caso, l’idea del ricercatore è quella di creare un’app basata su tutte le informazioni che il defunto ha lasciato durante il suo passaggio nel mondo digitale. Nei social e nel web in generale infatti c’è ormai da anni il segno del nostro passaggio. Se sia sufficiente o meno capire la personalità e il carattere di un individuo dai commenti e dai post che lasciano sui social network, questo è ancora tutto da appurare, sta di fatto che nulla vieta a chi ne sarà interessato, di partecipare alla creazione della propria copia digitale in maniera più attiva, magari collaborando proprio con la realizzazione della stessa, così da fornirne gli elementi decisivi con test ed altre informazioni.

Quel che però sembra al momento decisamente ostico, almeno secondo i ricercatori del progetto, è creare il contesto. A quanto pare, una delle maggiori difficoltà dell’intelligenza artificiale è rapportarsi in modo diverso a seconda dell’interlocutore. Se un umano infatti interagisce in tanti modi differenti, come se avesse migliaia di personalità, a seconda che parli con un amico o con il datore di lavoro, una chat bot si comporta invece sempre allo stesso modo. Riuscire quindi a ricreare un’identità digitale che sappia riconoscere il contesto e interagire di conseguenza, pur conservando la personalità base del modello creato, appare il grande problema ancora tutto da risolvere.

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Argomenti: Applicazioni e Giochi, Nuove tecnologie, Intelligenza artificiale