Attenti al selfie: è diventato uno strumento di marketing

Il selfie è diventato un potente strumento di marketing, attraverso il quale le aziende conoscono i soggetti e le loro abitudini e possono sfruttarle a fini pubblicitari.

di Daniele Sforza, pubblicato il
Il selfie è diventato un potente strumento di marketing, attraverso il quale le aziende conoscono i soggetti e le loro abitudini e possono sfruttarle a fini pubblicitari.

Forse lo è sempre stato uno strumento di marketing: il marketing di noi stessi, s’intende. Il selfie come fenomeno, come tendenza, come moda, per alcuni passeggera, per altri è sempre esistita: dopotutto, tempo fa, si chiamava semplicemente autoscatto. I selfie sono social, virali, sono fatti per essere condivisi ed estendere così la propria verve narcisistica, acquisire like, sentirsi meglio, sentirsi cool. Ma i selfie sono diventati anche un potente strumento di marketing, quello vero, quello delle aziende che sfruttano gli autoscatti 2.0 per campagne pubblicitarie o per una semplice quanto al tempo stesso sofisticata raccolta d’informazioni per le aziende.  

Cosa si nasconde dietro un selfie?

Dietro un selfie si celano infatti dettagli e informazioni molto importanti, tant’è che diverse società sono nate con lo scopo di raccogliere queste immagini per poi “prestarle” alle aziende clienti ai fini di marketing. E lo fanno, come scrive Luca De Vito su Repubblica, “attraverso l’utilizzo di software di image recognition – simili a quelli che Facebook usa per il riconoscimento dei volti quando ci suggerisce di taggare una foto – che sono in grado di riconoscere la presenza di un marchio in uno scatto anche se questo non è accompagnato da riferimenti testuali diretti, come citazioni nel post o hashtag”.  

Le immagini sono ovunque

Il bagaglio di selfie da cui attingere è ampio e vastissimo: le fotografie non sono più quelle preziose perle rare da mandare a stampare per poi collezionarle in un album da rispolverare nei momenti nostalgici. Le fotografie sono tutto, riprendono tutto, ovunque e in qualsiasi modo. Con una fotocamera, con uno smartphone, con un tablet, con tutti i dispositivi smart usciti e che continuano a uscire sul mercato. Si pensi ad esempio ai social network fotografici come Tumblr, Pinterest e Instagram: quante immagini vengono condivise ogni giorno? Quanti selfie?  

Le strategie di marketing

Va poi sottolineata l’importanza dei controlli incrociati: attraverso lo studio di una fotografia, una società può capire tutto del soggetto e può associare al brand sullo sfondo una serie di elementi molto importanti da sfruttare per lo sviluppo di campagne marketing. Così come si può associare Adidas a Justin Bieber o Beyoncé alla Smirnoff Ice, come rivelano le dichiarazioni della docente della Bocconi di marketing Gaia Rubera, riportate dal quotidiano romano.   Basta dunque farsi un selfie mentre si mangia una barretta energetica o uno yogurt in macchina e ripeterlo poi nei giorni successivi affinché quelle aziende che producono barrette energetiche o yogurt pensino a sviluppare un’idea che ruoti attorno al comfort dei propri clienti e al modo in cui i loro prodotti vengono consumati. Sì, siamo sempre più controllati e la privacy non esiste più, ma questa non è una novità, piuttosto è qualcosa a cui dobbiamo abituarci e soprattutto di cui non possiamo lamentarci, perché siamo noi stessi i primi a contribuire a rendere la nostra intimità un dominio pubblico. Peraltro, pienamente sfruttabile. 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Buzz