Anche l’Australia dice no al 5G cinese, cosa fa invece l’Italia?

Molti paesi non vogliono fornitori cinesi per il 5G, e l'Italia?

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La guerra per il 5G inizia a vivere la sua fase più aspra, ora che molti paesi stanno iniziando a ragionare in termini anche geopolitici. In realtà lo fanno già da un po’, per la precisione da quando Washington ha allarmato il mondo affermando che il 5G gestito da fornitori cinesi è un veicolo di spionaggio. E cosa fa l’Italia intanto?

5G e sicurezza informatica

La legge cinese costringe le aziende locali a condividere i propri dati con le autorità, nel caso in cui queste li richiedessero. Si tratta di un procedimento che da sempre ha fatto storcere il naso all’occidente e che getta ombre sui fornitori asiatici di 5G. A metterci il carico da 90 c’è poi la notizia, per ora non del tutto chiara, riguardo il bando di gara per le forniture 5G della polizia statale nostrana. a quanto pare le nostre telecomunicazioni saranno appunto cinesi, e con questo prospetto relativo alla privacy non è proprio il massimo della notizia.

Non tergiversa invece l’Australia, che stacca il 5G cinese e ne bandisce l’utilizzo nel proprio paese. stessa cosa anche la Gran Bretagna e, ovviamente, gli Stati Uniti. C’è però chi predica cautela. La Germania a tal proposito sembrerebbe esserne un esempio perfetto, con la cancelliera Angela Merkel da sempre parsimoniosa nell’esprimere giudizi negativi verso la Cina. Nelle ultime battute però anche da quelle parti una certa tensione in merito alla questione sembra ora solleticare l’opinione pubblica.

5G cinese, molti contrati

Come dicevamo, anche la Germania si prepara probabilmente a prendere una posizione forte contro il 5G di fornitori cinesi. Se noi pare ci stiamo affidando a Huawei o ZTE per le telecomunicazioni della polizia statale, in terra teutonica serpeggia invece l’idea di bandire il dragone.

Christoph Bernstiel, parlamentare del partito Unione Cristiano-Democratica di Germania (lo stesso della Merkel) ha dichiarato: “Se il partito comunista cinese continua ad agire come ha fatto a Hong Kong, nel trattamento degli uiguri o con la loro aggressiva espansione nel Mar Cinese meridionale, allora dubito che classificheremo un’azienda che è sotto il controllo del governo cinese come fornitore affidabile di 5G”.

E cosa dicono da Pechino? Naturalmente, i cinesi rispediscono le accuse di spionaggio al mittente. E intanto l’Europa, Germania a parte, sembra stare a guardare. I legami politici sembrano favorire questa alleanza, inoltre i prodotti offerti dalla Cina rimangono una proposta economica imbattibile. Ad ogni modo, l’UE ha stilato un toolbox, una serie di linee guida per mitigare il rischio di sicurezza che deriva dal fare ricorso a fornitori extra-Ue.  Starà però poi ai singoli paesi decidere se applicarlo o meno.

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