Adblock batte Google 6,6 miliardi di dollari all’anno

Secondo stime di PageFair, l'estensione di blocco dei messaggi pubblicitari Adblock causa a Google la perdita di ben 6,6 miliardi di dollari all'anno: si preannunciano nuove sfide per la pubblicità sul web?

di Daniele Sforza, pubblicato il
Secondo stime di PageFair, l'estensione di blocco dei messaggi pubblicitari Adblock causa a Google la perdita di ben 6,6 miliardi di dollari all'anno: si preannunciano nuove sfide per la pubblicità sul web?

Pubblicità invasive, banner, pop-up e perfino video introduttivi della lunghezza eterna di 20 secondi: molti utenti non ne possono più di queste fastidiose forme di pubblicità che limitano in parte la loro navigazione o la rallentano, magari facendo perdere tempo prezioso, e proprio per questo motivo hanno installato sui loro browser l’estensione Adblock, che consente di bloccare tutti i messaggi pubblicitari sui siti internet e anche i filmati sponsorizzati pre-video su YouTube. Gli effetti di Adblock si fanno sentire non solo sugli youtubers e sui gestori dei siti internet – che di pubblicità vivono – ma anche su Google, che si stima perda 6,6 miliardi di dollari all’anno a causa di questa estensione.   PageFair, compagnia specializzata nel supportare i publisher al fine di concepire forme pubblicitarie meno invasive, ha infatti stimato come l’installazione di Adblock sui nostri computer provochi a Big G la perdita di ben 6,6 miliardi di dollari all’anno. Non pochini per una società che ne fattura 60. Adblock, sempre secondo le stime dell’agenzia, è installato da 10 persone su 100 negli Stati Uniti, mentre in Europa la percentuale arriva il 12%. E ci teniamo su stime basse, visto che probabilmente il valore effettivo reale è superiore di 4-5 punti percentuali per continente.   Diversi siti internet hanno cercato di fronteggiare il problema installando una limitazione a tutti gli utenti che hanno installato Adblock: questo software riconosce infatti la presenza dell’estensione e richiedono agli utenti di disinstallarlo – almeno per quel sito – al fine di continuare la navigazione. Tra i siti che hanno adottato queste misure, ad esempio, figura la RAI, che ci permette di vedere i propri canali in streaming solo se disabilitiamo Adblock per il suo sito.   Certamente Google non nasconde affatto le preoccupazioni per estensioni come Adblock et similia: lo stesso Larry Page ha affermato come la finalità ultima non sia tanto quella di contrastare il fenomeno del blocco pubblicitario, quanto quella di concepire e sviluppare nuove forme di pubblicitarie meno invasive, messaggi migliori che tentino di ancorare l’utente allo schermo e soprattutto non lo disturbino durante la navigazione. Una nuova sfida per la pubblicità sul web, che, su molti versanti, sta rasentando al momento  un’invasività fuori dal comune, provocando solo un effetto contrario a quello che dovrebbe generare.

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