Chi lo ha detto che l’oro sia necessariamente sempre migliore dell’argento? Se si tratta di vincere una medaglia in una competizione, non c’è dubbio che sia così. Quando parliamo di investimenti, invece, possono arrivare alcune sorprese. Ieri, il metallo grigio è salito nelle contrattazioni fino a 39,13 dollari per oncia, tornando ai massimi dal lontano settembre del 2011. Dall’inizio dell’anno segna un incremento del 35% contro il 28,5% messo a segno dal metallo giallo. Questi segnava il suo ennesimo record storico, finora rimasto imbattuto, il 20 aprile scorso sull’onda delle tensioni legate ai dazi americani.
Crolla rapporto con oro
In quel momento, il rapporto tra oro e argento (“gold-to-silver ratio”) stava a 105.
In pratica, per acquistare un’oncia o grammo di oro occorrevano 105 once o grammi di argento. Ieri, tale rapporto risultava crollato a 86. Storicamente, la media è stata tra 60 e 65, per cui ai livelli di aprile il silver risultava di gran lunga sottovalutato rispetto al gold. Considerate che il rapporto più alto si ebbe nel 2020, quando le quotazioni auree esplosero per effetto della paura per la pandemia.
Ancora oggi, malgrado il tonfo delle ultime settimane, l’argento resta molto meno caro in raffronto all’oro. E questo ci suggerisce qualcosa di ben preciso. Gli investimenti in oro si devono essenzialmente alla volontà di proteggere i capitali dall’inflazione. Invece, investire in argento può assumere un significato più variegato. Gran parte degli acquisti per questo metallo si hanno a scopi produttivi, dato che è impiegato nella produzione di molteplici beni, tra cui elettronica di consumo.
Segnale per economia mondiale
Il rapporto tra oro e argento segnala, quindi, la direzione che starebbe prendendo l’economia mondiale. Quando è elevato (oro ipercomprato), evidentemente c’è paura per l’inflazione. Quando è basso (argento ipercomprato), il mercato sconta livelli produttivi a pieno regime. In altre parole, un alto rapporto costituisce un segnale negativo per l’economia mondiale; uno basso è confortante.
Cosa possiamo affermare oggi? Il rapporto resta storicamente alto, segno che prevalga lo scetticismo circa l’andamento dell’economia mondiale per i prossimi trimestri. Allo stesso tempo, è sceso ai minimi da giugno e decisamente sotto i massimi recenti. Significa che c’è minore pessimismo rispetto a qualche mese addietro.
L’argento non è un buon metallo per investire. Lo abbiamo ribadito spesse volte. Se voleste impiegare un capitale di 100.000 euro, avreste bisogno di acquistarne 93 kg, anziché poco più di un chilo di oro. Il costo per lo stoccaggio si rivelerebbe esorbitante, così come per la sicurezza. E si tratta di un metallo che va periodicamente curato per evitarne l’annerimento per via dell’ossidazione. Tutto questo non esiste per l’oro.
Argento ancora lontano dai record storici
Con il Bitcoin ai nuovi massimi, il mercato dell’argento è stato superato in termini di capitalizzazione globale con i suoi circa 2.220 miliardi di dollari. Da notare che le quotazioni siano ancora ben inferiori ai record storici toccati nel 1980 a 49,51 dollari l’oncia, quasi replicati nel marzo del 2011.
E 45 anni fa, il potere di acquisto del dollaro era del 290% più alto. Tornando a quei livelli, il rapporto con l’oro si riporterebbe esattamente alla sua media storica degli ultimi decenni. E ciò implicherebbe un ulteriore apprezzamento superiore al 25%. Uno scenario, tuttavia, che passerebbe per una radicale revisione al rialzo per il Pil globale e senza nuove incognite sul fronte inflazione. Dai dati macro disponibili, poco plausibile.
giuseppe.timpone@investireoggi.it