Vecchi buoni fruttiferi postali: dietrofront della Cassazione, il tasso può essere cambiato anche retroattivamente

Brutte notizie arrivano per chi ha investito buoni fruttiferi postali prima del 1999. La Cassazione fa dietrofront emettendo una sentenza nella quale legittima lo Stato a cambiare il tasso di interesse bfp in ogni momento.

di , pubblicato il
Brutte notizie arrivano per chi ha investito buoni fruttiferi postali prima del 1999. La Cassazione fa dietrofront emettendo una sentenza nella quale legittima lo Stato a cambiare il tasso di interesse bfp in ogni momento.

Brutte notizie arrivano per chi ha investito buoni fruttiferi postali prima del 1999. La Cassazione ha infatti fatto dietrofront ed emesso una sentenza nella quale legittima lo Stato a cambiare il tasso di interesse dei buoni fruttiferi postali in ogni momento anche retroattivamente. Ecco i dettagli.

Ecco cosa ha deciso la Cassazione sui bfp

Le Sezioni Unite della Cassazione hanno smentito la sentenza risalente al 2007 ovvero che chi sottoscriveva un buono fruttifero postale era come se avesse firmato un contratto.

Non era quindi possibile effettuare alcuna modifica dopo la stipula senza l’accordo di entrambe le parti. Ora la Cassazione fa dietrofront emettendo una sentenza in cui conferma la legittimità dello Stato a cambiare l’interesse dei buoni in ogni momento anche retroattivamente. Il quotidiano La Repubblica in merito alla faccenda ha riportato il parere di Aldo Bissi che fa parte del comitato scientifico di “Ridare”. Egli sostiene che la Cassazione è arrivata alla conclusione opposta comunicando di non contraddire la precedente sentenza.

Potrebbe interessarti anche: Carta IoStudio Postepay: tutti gli aggiornamenti e come attivarla

Il Decreto Legislativo numero 284

Nel 1999 il Decreto Legislativo numero 284 è subentrato al Codice Postale per regolare tale settore. Esso precisa che i rapporti in essere (sottoscrizione buoni fruttiferi postali e libretti) continuano però ad essere regolati mediante leggi anteriori con le quali lo Stato può cambiare le regole con un semplice Decreto MInisteriale e senza avvertire il risparmiatore. Ciò significa, secondo quanto afferma Aldo Bissi, che se il tasso di interesse per il bfp stipulato prima del 1999 viene cambiato a sfavore del risparmiatore, il buono viene considerato come “rimborsato” con il tasso orginario e convertito in titoli della nuova serie con il relativo tasso di interesse. Il sottoscrittore, però, ha il diritto di recedere dal contratto e così può incassare quanto gli spetta con il tasso originario e sicuramente più vantaggioso del nuovo.

 La storia di un risparmiatore

Un risparmiatore palermitano aveva sottoscritto dei bfp a partire dal 1982 con un interesse fino al 16%. L’uomo, però, nel 2004 quando voleva cambiarli ha saputo che nel 1986, tramite Decreto Ministeriale, c’era stata una modifica dei tassi di interesse a ribasso.

La somma che l’uomo ha ottenuto, quindi, è stata circa la metà di quella che si aspettava di ricevere. Il risparmiatore ha fatto quindi fatto richiesta per ricevere gli ulteriori interessi ma sia il Tribunale che la Corte di Appello hanno respinto la sua richiesta.

Leggete anche: Buoni fruttiferi postali di Poste Italiane: quando conviene la sostituzione e per chi?.

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: ,