Tassazione rendite finanziarie, fisco assurdo con gli Etf

La tassazione delle rendite finanziarie avviene in maniera illogica in Italia. Il caso degli Etf è peculiare tra minusvalenze indetraibili e asimmetria nella classificazione dei risultati.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La tassazione delle rendite finanziarie avviene in maniera illogica in Italia. Il caso degli Etf è peculiare tra minusvalenze indetraibili e asimmetria nella classificazione dei risultati.

Che il fisco italiano sia a dir poco complicato da comprendere non è una scoperta, ma che esso risulti in un qualche caso assurdo, per non dire totalmente fuori di testa è qualcosa a cui bisognerebbe abituarsi e fare attenzione. Parliamo della tassazione delle rendite finanziarie, elevata quasi per ogni tipo di provento al 26% dall’1 luglio del 2014, ad eccezione dei guadagni generati con l’acquisto di titoli di stato, sottoposti a un’aliquota del 12,50%. Fin qui le cose appaiono semplici, mentre si complicano, quando passiamo dalla teoria ai fatti. Già, perché il legislatore opera una distinzione tra redditi di capitale e redditi diversi. Tra i primi rientrano quelli di natura certa, come le cedole o i dividendi (ma certi fino a quale punto?), mentre sono classificati tra i secondi quelli di natura incerta, come le plusvalenze e le minusvalenze. Esempio: acquisto un bond per 2.000 euro e lo detengo per un anno, ricevendo nel frattempo una cedola di 100 euro. Un anno dopo, rivendo il bond a 2.200 euro, realizzando, quindi, una plusvalenza di 200 euro. Quest’ultima sarà classificata come “reddito diverso”, mentre la cedola incassata rientrerà tra i “redditi di capitale”.

Minusvalenze indetraibili, ecco quando

Perché questa distinzione ha importanza? Perché implica effetti notevoli nel computo della base imponibile da sottoporre a tassazione. Infatti, le minusvalenze possono essere compensate con le plusvalenze nell’anno in cui si realizzano e negli altri quattro successivi, ma non sempre. Non possono essere oggetto di compensazione, ad esempio, quelle subite dalla vendita di Sicav e Sgr, così come degli Etf. In questi casi, infatti, per il Fisco le plusvalenze sono classificabili come redditi di capitale, ovvero “certi”, mentre le plusvalenze tra i redditi diversi. Questa schizofrenia legislativa non consente di detrarre dalle plusvalenze realizzate dalla vendita di quote di Etf le minusvalenze subite dagli investimenti negli stessi titoli, di fatto aumentandone la tassazione e creando una distorsione a sfavore di questi fondi, che al contrario hanno una natura quasi “protettiva” del portafoglio degli investitori. Gli Etf consentono di diversificare gli investimenti, minimizzando il rischio e allo stesso tempo puntano a replicare e non a battere il rendimento di un listino o di un altro indice sottostante, per cui non vanno a caccia di investimenti speculativi. E il fisco italiano che fa? Li tratta quasi come si trattasse di contrabbando.  

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Argomenti: Investimento, News Risparmio, Investimenti