Smart working, si risparmia davvero? La risposta è sì, ma ci sono altre insidie

Con lo smart working il risparmio è assicurato, ma applicarlo non è semplice, poiché l'organizzazione è ancora insufficiente.

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La pandemia ha sdoganato un sistema di lavoro prima sconosciuto ai più: lo smart working. Con l’allentamento delle restrizioni le aziende hanno fatto tornare i propri dipendenti al lavoro in presenza, ma nel frattempo il lavoro in remoto ha mostrato dei benefici inattesi.

In questo momento di crisi dovuto all’inflazione, con i continui rincari di luce e gas, risparmiare è diventata una necessità anche per le aziende. Per questo motivo molte società hanno deciso di ripristinarlo. Ma si risparmia davvero? La risposta è sì, ma ci sono ancora tante insidie.

Risparmiare con lo smart working

Gli ostacoli si stanno rivelando davvero ostici e risparmiare con lo smart working sta diventando a tratti un’utopia. Non più strumento di emergenza, ma saggia strategia per abbattere i costi. Le aziende dovranno quindi riuscire a organizzare il lavoro in modo tale da ottenere i medesimi risultati con uno sforzo economico inferiore, ma allo stesso tempo riuscire anche a bilanciare la vita lavorativa e quella privata dei propri dipendenti, senza pensare soltanto al proprio fatturato. Ad ogni modo, sono molte le istituzioni, anche ufficiali, che hanno deciso di operare in questo modo per abbattere i costi.

Ad esempio, il Comune di Milano ha deciso di spegnere le luci tutti i venerdì della settimana consentendo ai propri dipendenti di lavorare da casa. Al momento il provvedimento è previsto fino al 4 di aprile. I circa 2000 lavoratori delle quattro sedi potranno continuare a lavorare regolarmente da remoto, al fine di ridurre sensibilmente i costi in bolletta. Un colosso della telefonia ha deciso di fare altrettanto, anzi di più. Tim ha infatti deciso che i suoi lavoratori saranno in presenza solo 2 giorni a settimana, mentre gli altri tre potranno continuare a lavorare da casa, tenendo sempre le proprie sedi chiuse di venerdì.

Insomma, sia le grandi aziende che la pubblica amministrazione sta optando per questa strategia al fine di far fronte ai rincari dell’energia.

Quanto si risparmia in questo modo?

L’analisi ci arriva dall’Osservatorio smart working del Policlinico di Milano, il quale ha stimato che, con due giorni di remoto a settimana, si tagliano dalle spese circa 500 euro all’anno per postazione. Si potrebbe però fare molto meglio. Chiudendo infatti interamente gli spazi della sede nei giorni previsti, il risparmio salirebbe a 2500 euro annui per ogni lavoratore. Il risparmio però dovrebbe essere attuato in modo equo, ossia pensando anche al lavoratore. Al momento, infatti, anche i dipendenti possono avere importanti vantaggi dallo smart working, come quelli legati al commuting, ossia i costi per gli spostamenti (benzina o mezzi pubblici). Sono però le aziende per ora a guadagnarci di più.

Secondo lo studio dell’Osservatorio, le società dovrebbero studiare un modo per compensare i lavoratori con bonus o altri benefici al fine di equilibrare il risparmio ottenuto dalla riduzione dei costi. Al momento, dalle analisi risulta che solo il 13% delle aziende italiane mette in pratica tali bonus per chi lavora da remoto. ad ogni modo, lavorare da casa in smart working rappresenta di per sé un’iniziativa gradita ai dipendenti. Le piccole imprese però fanno fatica ad adattarsi al nuovo, anche perché non è facile per loro inserire tecnologie che ne consentano l’utilizzo. Dal prossimo anno però lo studio prevede un aumento dei lavoratori da casa, spinti soprattutto dalle grandi imprese e dalla pubblica amministrazione che ne sta traendo benefici sempre maggiori.

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