Risparmio gestito, raccolta crollata nel primo semestre: cosa succede?

Risparmio gestito ancora positivo nel primo semestre, ma in forte calo su base annua. E' fuga dal comparto azionario e dalle obbligazioni di breve durata. Cosa accade agli italiani?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Risparmio gestito ancora positivo nel primo semestre, ma in forte calo su base annua. E' fuga dal comparto azionario e dalle obbligazioni di breve durata. Cosa accade agli italiani?

Fanno pensare le notizie arrivate dal fronte del risparmio gestito. Secondo l’associazione di categoria Assogestioni, la raccolta in Italia nel primo semestre dell’anno è stata positiva per 28,4 miliardi, dato che si confronta con i 96 miliardi dello stesso periodo del 2015, il migliore sin dal 2003. E a rendere ancora più incredibilmente negativo il dato complessivo è l’andamento del secondo trimestre, quando il saldo è stato attivo di appena 935 milioni, mentre nei primi tre mesi dell’anno la raccolta netta era stata di 27,5 miliardi. Per fortuna, le masse gestite restano sui massimi storici a 1.871 miliardi, corrispondenti a circa il 100% del nostro pil.

Fuga da azioni verso bond

Analizzando nello specifico le cifre, scopriamo che i fondi aperti hanno segnato un saldo attivo di 12,3 miliardi (-1,6 miliardi nel secondo trimestre), le gestioni di portafoglio per 15,9 miliardi (soli 1,9 miliardi nel secondo trimestre). All’interno dei primi, gli azionari hanno registrato nel totale -1,5 miliardi (-2,7 miliardi nel secondo trimestre), gli obbligazionari +4 miliardi (+3,6 miliardi nel secondo trimestre) e i bilanciati anch’essi positivi per 1,5 miliardi. I fondi monetari chiudono i primi 6 mesi con un attivo di appena mezzo miliardo (-7,1 miliardi nel secondo trimestre).

Quanto ai risultati per ciascun operatore, troviamo che Poste Italiane ha chiuso il semestre con +4,6 miliardi, Intesa-Sanpaolo con 3,3 miliardi e Ubi Banca con 1,4 miliardi. Generali, invece, ha segnato -9 miliardi, ma il risultato finale sarebbe riconducibile a operazioni infra-gruppo.

Pesano rendimenti negativi

Cosa segnalano questi dati? Gli italiani avrebbero dedicato al risparmio gestito molto meno denaro dell’anno prima, quando si registrò, però, un’annata record. Il rallentamento è spiegabile in parte come fenomeno di naturale freno dopo il boom, ma forse è conseguenza anche del crollo dei rendimenti sui mercati finanziari, che sta rendendo poco o nulla conveniente l’investimento. Si pensi che il 40% dei titoli di stato negoziati nel mondo rende oggi sottozero, ovvero infligge perdite all’atto del loro acquisto.

Eppure, i fondi obbligazionari hanno mostrato un’ottima performance proprio nel secondo trimestre, esitando un saldo attivi di 3,6 miliardi, il 90% del totale del primo semestre. Forse la paura per le tensioni intorno alla Brexit, oltre che per lo stato di salute dell’economia globale, ha spinto molte famiglie a puntare ugualmente sui bond, fuggendo dal comparto azionario e, in particolare, dalle obbligazioni di breve durata, quelle maggiormente esposte ai rendimenti negativi.

 

 

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Argomenti: Investimento, News Risparmio, Risparmio, Investimenti, Risparmio gestito

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