Risparmio etico, quando la finanza non contrasta con la solidarietà

Risparmio etico? Si tratta di coniugare la finanza con i principi della solidarietà e dell'equità. Una sfida tutt'altro che impossibile o nuova.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Risparmio etico? Si tratta di coniugare la finanza con i principi della solidarietà e dell'equità. Una sfida tutt'altro che impossibile o nuova.

Il risparmio è alla base del funzionamento della finanza, perché è dall’eccesso di reddito delle famiglie che si reperiscono le risorse necessarie agli investimenti. Dunque, per dare vita a una finanza etica è necessario che anche il risparmio sia etico e solidale, ovvero convogliato in strumenti non contrastanti con alcuni principi universalmente riconosciuti.

Lungi dall’essere una realtà incipiente o dal funzionamento strambo, il risparmio etico è già una prassi consolidata e crescente. Si pensi che le prime pratiche in tal senso sono nate in Italia già agli inizi degli anni Settanta. Ma di cosa si tratta di preciso?

Un investimento ordinario viene effettuato sulla base del rendimento atteso e del grado di rischio. Queste componenti restano valide anche nella finanza etica, ma non sono le uniche a determinare in quali strumenti convogliare il risparmio.

Le altre variabili hanno a che vedere con l’uso delle risorse da parte del soggetto o ente alle quali fluiscono. Pertanto, un investimento etico non finanzierà mai una società produttrice di armi, di tabacco, alcool e ogni altro bene o servizio in contrasto con i principi della solidarietà, della pace, della salute e del rispetto dell’ambiente o dei diritti umani. Lo stesso dicasi per gli stati: saranno scartati i titoli emessi dai governi, che non presentano un sufficiente grado di rispetto dei diritti dei suoi cittadini o che potrebbero utilizzare il denaro per finanziare piani militari.

Lo strumento maggiormente utilizzato per attirare risparmio etico sono i fondi di investimento. Essi sono in grado di diversificare il portafoglio degli investimenti, di minimizzare il rischio e di massimizzare il rendimento. Al contempo, quelli etici sono dotati di un comitato di controllo, composto da tecnici, i quali hanno come compito principale di individuare in positivo le società e gli enti meritevoli di finanziamento e in negativo le pratiche non etiche, da scartare, così come le società e gli enti che le mettono in atto.

Una distinzione a parte meritano i cosiddetti “charity funds” o fondi caritatevoli, che oltre a seguire l’impostazione sopra descritta, hanno la peculiarità di destinare interamente gli utili realizzati agli scopi benefici indicati nello statuto (assistenza ai poveri, creazione di strutture mediche in paesi poveri, etc.).

 

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Argomenti: Investimento, News Risparmio, Risparmio, Investimenti