Rischio blackout energetico in Europa: perché la crisi potrebbe durare per tutto il 2022

La crisi energetica in Europa potrebbe estendersi per tutto il 2022 e blackout e tensioni sociali sono dietro l’angolo. Quali prospettive?

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Distacchi programmati e temporalmente contenuti e blackout potrebbero profilarsi presto all’orizzonte. La crisi energetica in Europa diviene sempre più preoccupante e l’abbandono delle fonti fossili in favore della transizione verde non sembra essere stata programmata con la dovuta accortezza. Per comprendere l’origine della crisi bisogna chiamare in causa il gas naturale. La domanda sui mercati internazionali supera di gran lunga l’offerta, mentre nel nostro continente si paga il deficit di investimenti nel corso degli ultimi sei o sette anni. A questo si aggiunge la chiusura da parte della Germania di 3 dei sui 6 reattori nucleari. E, per la Francia, il più basso rendimento energetico nella storia recente dei suoi reattori oramai troppo vecchi.
La crisi energetica si trasforma rapidamente in crisi sociale. Gli aumenti dei costi dell’energia ricadono sui consumatori diretti, le famiglie e le aziende. Intere filiere ad alto consumo energetico rischiano la chiusura: dalla ceramica alla metallurgia passando per la produzione di fertilizzanti.

Possibile blackout energetico, una questione di geopolitica

La carenza di gas naturale, in fase di transizione energetica, potrebbe causare tra febbraio e marzo blackout diffusi. In Europa, il gas stoccato è arrivato ai minimi storici, ma è ancora quello più conveniente sul mercato. Le utilities europee ne stanno facendo letteralmente incetta ed è possibile che nei prossimi due mesi le scorte scendano al di sotto della soglia critica del 10% Ed è in quel momento che il rischio di distacchi diviene concreto.

È vero che la domanda di gas supera l’offerta, ma è anche vero che la crescente speculazione finanziaria ha portato i più feroci traders internazionali a scommettere sui rialzi di gas ed elettricità in tutto il 2021.

Lasciare libero il mercato non sembra essere la ricetta più adeguata, almeno in questo momento. La questione poi è anche di ordine geopolitico globale. Le tensioni tra la Russia e l’Ucraina da un lato e quelle tra l’Unione europea e Mosca rischiano di aggravare la situazione.

L’inefficienza della politica europea e la crisi energetica

Prendersela con il mercato o con la transizione energetica (più che necessaria) significa non comprendere a fondo il ruolo che dovrebbe avere la politica unitaria dell’Europa. Le autorità si sono riunite a metà del mese di dicembre 2021 e non sono sembrate all’altezza della gravità della situazione. I paesi dell’Est, infatti, hanno contestato l’incapacità dell’Unione Europea nel contrastare la speculazione finanziaria e il rialzo dei prezzi. Questo minacciando vie nazionali all’approvvigionamento ad alta concentrazione di emissioni.

I piani energetici di lungo periodo devono essere stabiliti dalla politica e non dalla speculazione finanziaria. Se l’Europa non sarà all’altezza della situazione – e per il momento non sembra esserlo – allora Bruxelles dovrà rispondere. Sia delle crisi energetiche che colpiranno economia reale e potere d’acquisto delle famiglie, sia di una crisi politica, che favorirà i nazionalismi e le spinte anti-europeiste.
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