Prestiti facili: il boom del social lending

Ottenere un prestito in banca può essere difficile se non si offrono le giuste garanzie. I prestiti tra privati nascono per ovviare a questo problema ma restano una pratica per certi versi rischiosa.

di Alessandra De Angelis, pubblicato il

social lendingI prestiti tra privati sono la risposta peer to peer ai requisiti bancari non sempre facili da rispettare e  che possono rendere impossibile, per chi non ha le dovute garanzie, ottenere un prestito secondo i canali tradizionali  

Social Lending: in Italia è legale?

Il Social Lending è una forma di prestito tra privati che sta prendendo piede velocemente in Italia, complice la crisi economica e la difficoltà per molti risparmiatori di offrire garanzie alla banca. Se da noi è una novità piuttosto recente, negli USA e nei Paesi anglosassoni è una realtà consolidata e diverse le società hanno deciso di investire in questo settore. Nella normativa italiana il ricorso al social lending è autorizzato dal contratto di mutuo definito dall’art. 1813 del  codice civile. Questo risolve i dubbi circa la legalità di questo strumento nel nostro ordinamento. Tuttavia i privati non possono fare dell’attività creditizia la propria professione senza avere le giuste competenze ex artt. 106 e seguenti del Testo Unico Bancario. Quest’attività quindi non deve avere carattere continuativo.  

Social Lending online: come funziona

Il Social Lending (dall’inglese “prestito sociale”) riguarda solitamente piccole somme e si è sviluppato online proprio perché, essendo una forma di credito al consumo peer to peer, non ci sono filiali o sportelli per le operazioni. Intuitivamente, non essendoci mediazione da parte di un ente creditizio, i tassi sono più convenienti ma anche i rischi possono aumentare. Nelle comunità online si incontrano domande e offerte: chi ha bisogno di una somma finalizzata ad un progetto espone le sue esigenze e gli investitori interessati propongono la loro offerta di finanziamento. Fondamentale affinché la community funzioni in maniera efficace e il più sicura possibile è il rating di affidabilità, ovvero l’indice di solvibilità. Questo si ottiene considerando diversi fattori tra cui anche le banche dati a cui accedono gli stessi istituti di credito per stimare l’affidabilità creditizia di un cliente. Chiaramente più il rating di una persona è basso e maggiori saranno gli interessi richiesti. E’ innegabile infatti che il punto debole di questa forma di prestito possa essere rappresentato dalle scarse garanzie a tutela di chi investe. Se il richiedente ha un rating basso quindi è giusto che il prestito venga concesso solo a condizioni più svantaggiose.

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Argomenti: Mutui e Prestiti, Prestiti

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