Prestiti baciati nulli, ecco chi e perché non dovrà restituire i soldi alla banca

Prestiti baciati non da rimborsare. L'ordinanza rivoluzionaria del Tribunale di Venezia, che da ragione ai clienti della Popolare di Vicenza.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Prestiti baciati non da rimborsare. L'ordinanza rivoluzionaria del Tribunale di Venezia, che da ragione ai clienti della Popolare di Vicenza.

I prestiti “baciati” dalla Popolare di Vicenza sono nulli. Lo ha dichiarato il Tribunale di Venezia, che con un’ordinanza inibisce all’istituto di sollecitare il pagamento di prestiti e mutui erogati a diverse imprese negli anni passati per 9,4 milioni di euro in tutto. Si tratta di finanziamenti, che sarebbero stati concessi in cambio della sottoscrizione da parte dei clienti di azioni e obbligazioni convertibili della stessa banca.

La Popolare di Vicenza ha eccepito davanti al giudice, che tali prestiti sarebbero stati concessi senza alcun legame con la sottoscrizione di azioni e bond, ma il Tribunale ha rilevato che tale legame vi sarebbe stato, come emergerebbe dalla contestualità delle operazioni effettuate.

Niente rimborso prestiti

Il giudice ha richiamato l’art.2358 del codice civile, laddove sancisce che l’azionista ha diritto alla solidità patrimoniale. Con i prestiti baciati, invece, tale solidità sarebbe venuta meno, perché la banca avrebbe gonfiato il portafoglio crediti in maniera fittizia, spingendo quasi coattivamente i clienti a comprare quote del suo capitale.

Pertanto, se la banca chiederà alle suddette imprese di rientrare nei prestiti, prosegue l’ordinanze, queste ultime hanno titolo per bloccare il procedimento.

Precedente rivoluzionario

L’ordinanza di Venezia segna un precedente importante nella nostra giurisprudenza, perché viene sancito il divieto di legare l’erogazione di un finanziamento a operazioni che nulla c’entrano con esse. Qui, poi, vi era anche un evidente conflitto d’interesse, dato che la Popolare di Vicenza avrebbe indotto alcune imprese clienti a comprare sue azioni e obbligazioni convertibili.

Peraltro, di recente i 119.000 soci hanno perso qualcosa come 6,4 miliardi di euro in azioni, dopo l’azzeramento di fatto del valore del titolo, a seguito dell’aumento di capitale di aprile, che si è rivelato un flop di gran lunga peggiore delle previsioni. Meno dell’8% degli 1,5 miliardi di euro richiesti al mercato sono stati raccolti, di cui appena 115 mila di euro tra la clientela retail, meno dello 0,0001%. Ciò, nonostante la ricapitalizzazione fosse stata garantita dal neonato fondo Atlante.

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Argomenti: Investimento, Mutui e Prestiti, News Risparmio, Investimenti, Prestiti