Pensione integrativa, cosa difendere i tuoi risparmi dai tassi zero

Pensione integrativa a rischio con i tassi zero prolungati. Ecco qualche consiglio per cercare di difenderla da alcune tentazioni, puntando su investimenti adeguati.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Pensione integrativa a rischio con i tassi zero prolungati. Ecco qualche consiglio per cercare di difenderla da alcune tentazioni, puntando su investimenti adeguati.

Secondo i dati dell’agenzia di rating Fitch, relativi agli ultimi giorni dell’aprile scorso, nel mondo ci sarebbero quasi 10.000 miliardi di titoli di stato con rendimenti negativi, di cui il 60% emessi dal Giappone. Una situazione, che impone serie contromisure per i gestori della previdenza integrativa, le cui difficoltà di portare a casa una remunerazione soddisfacente o persino appena positiva per i clienti crescono di giorno in giorno. Prima di questa ondata di gelo sui titoli di stato e il comparto obbligazionario privato, i rendimenti dei primi viaggiavano nel mondo intorno al 5%, quelli dei secondi attorno al 7%. Per un fondo pensione risultava sufficiente fare incetta di un mix adeguato di titoli più o meno sicuri dei primi e dell’altro segmento, assicurando al cliente (il futuro pensionato) un rendimento più che dignitoso e in grado di generare reddito per la vecchiaia.

Pensione integrativa a rischio con i tassi zero a lungo

Oggi, questo schema è stato frantumato dalle principali banche centrali del pianeta, BCE compresa, che azzerando i tassi o portandoli, addirittura, in territorio negativo hanno spinto tutti i rendimenti, anche quelli del comparto obbligazionario privato, ai minimi storici, sostenendo allo stesso tempo i corsi azionari, che risultano in molti casi al di sopra della media storica, in rapporto agli utili delle società. Dunque, che fare? La tentazione sarebbe di buttarsi sulle obbligazioni “high yield”, quelle ad alto rendimento, in quanto dal rating basso e, quindi, rischiose. Lo sconsigliamo vivamente, in quanto il gioco non ne varrebbe la candela. Non solo non rendono come un tempo, limitandosi ad esibire rendimenti superiori alla media, ma che fino a qualche anno fa sarebbero stati offerti dai bond con rating elevati, ma oltre tutto c’è il rischio di compromettere l’investimento negli anni. Molti di questi titoli sono emessi, ad esempio, da compagnie petrolifere, che navigano in cattive acque in questi anni di crollo del prezzo del greggio.      

Pensione integrativa, conviene puntare di più sulle azioni

Un’altra soluzione potrebbe essere intravista nell’acquisto di bond con rating alti, ma denominati in valuta straniera, in modo da speculare su un possibile deprezzamento dell’euro nei confronti della divisa in cui abbiamo investito. Se la prospettiva è di medio-lungo termine, potrebbe risultare conveniente, a patto di affidarsi ai consigli di uno o più esperti di forex, perché pasticciare con le valute è sempre facile. In un’ottica di medio-breve termine, invece, sarebbe meglio lasciare stare. I repentini mutamenti dei tassi di cambio in questa fase rispecchiano le variazioni delle politiche monetarie dei diversi paesi, che non sempre sono facilmente prevedibili. Una soluzione ottimale potrebbe consistere nel mutamento del profilo di rischio: assumersene qualcuno in più, non puntando su titoli spazzatura, bensì maggiormente sul comparto azionario. Anche in questo caso bisogna scegliere un mix di titoli, tale che l’investimento risulti complessivamente prudente e con rendimenti accettabili. Poiché da soli non è facile indovinare, meglio sarebbe affidarsi alla gestione di un fondo, o meglio, spostare parte del capitale già investito verso fondi bilanciati, se non si vuole puntare su fondi marcatamente azionari.          

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