Obbligazionisti subordinati MPS: ecco i rischi reali con il bail-in parziale

Obbligazioni subordinate MPS a rischio bail-in. Diverse le ipotesi, ma poche e poco probabili sembrano le soluzioni a tutto vantaggio dei creditori.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Obbligazioni MPS a rischio azzeramentoLe trattative tra governo Renzi e Commissione UE sulle modalità del salvataggio di MPS proseguono. Che vi sia bisogno di un intervento pubblico non lo mettono in dubbio in tanti, ma che questo debba o meno escludere perdite a carico degli obbligazionisti subordinati resta controverso.

Roma è per un bail-out, che sospenda l’applicazione del bail-in. Bruxelles spinge per il “burden sharing”, ovvero per la condivisione delle perdite tra contribuenti e investitori privati. Non dimentichiamoci, che ancor prima che entrasse in vigore la nuova normativa sui salvataggi bancari, le obbligazioni subordinate di Banca Etruria, Banca Marche, Carife e CariChieti sono state azzerate nel novembre scorso, quasi come se i loro possessori avessero funto da cavie.

Bail-in parziale infliggerebbe perdite

A rischiare la stessa fine sono tra i 50.000 e i 60.000 obbligazionisti subordinati MPS, in possesso principalmente del bond con scadenza maggio 2018. Poiché le perdite a loro carico sarebbero politicamente poco sostenibili, il governo italiano starebbe spingendo per varie ipotesi di mediazione.

Una di queste consiste nel bail-in parziale. Gli obbligazionisti subordinati sarebbe coinvolti nelle perdite, ma solo quelli istituzionali (banche, fondi, assicurazioni), mentre le famiglie verrebbero risparmiate. Si tratta di un espediente abbastanza rischioso, perché di fatto sancisce una discriminazione impropria tra i creditori, non previamente comunicata al mercato all’atto dell’emissione dei titoli in oggetto.

 

 

 

Verso fondo indennizzi?

Ecco, che avanza allora un’altra ipotesi, ossia di replicare il modello già seguito con le quattro banche salvate a fine 2015. Gli obbligazionisti perderebbero temporaneamente tutto, ma contestualmente al salvataggio sarebbe creato un fondo ad hoc, che si occuperebbe di rimborsarli delle perdite accusate. Resta da vedere se il fondo sarà formalmente istituito dal Tesoro o da un ente controllato (Cdp?) e, soprattutto, se il rimborso avverrà con riferimento al valore nominale dei titoli emessi o a quelli vigente sul mercato alla data del bail-out.

Chiaramente, questi scenari sono parzialmente negativi per gli obbligazionisti di Siena, che potranno quanto meno sperare di non perdere l’intero capitale. In assenza di un’esenzione totale dal bail-in, però, qualche perdita sarebbero destinati a subirla.

 

 

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