Obbligazioni subordinate MPS: occhio alla fregatura della conversione volontaria

Obbligazionisti subordinati di MPS tentati dalla conversione in azioni dei loro titoli? Pensateci non due, ma cento volte prima di compiere un simile passo.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Obbligazionisti subordinati di MPS tentati dalla conversione in azioni dei loro titoli? Pensateci non due, ma cento volte prima di compiere un simile passo.

Il premier Matteo Renzi si è augurato che l’aumento di capitale di MPS sia esercitato entro l’anno. La tempistica sarebbe questa, stando alle intenzioni dell’istituto, ma il punto è che chiedere al mercato 5 miliardi di euro, quando in borsa la banca più antica del mondo ne vale ormai appena 700 milioni sarebbe un azzardo. Per questo, si studiano soluzioni diverse, tutte finalizzate alla minimizzazione dell’importo da reperire tra gli investitori.

Una delle opzioni sul tavolo si chiama “conversione volontaria” delle obbligazioni subordinate MPS. Siena ne ha emesse per un controvalore complessivo di 5 miliardi, di cui 3 nelle mani degli investitori istituzionali. Sarebbero questi ultimi ad essere invitati a trasformare i bond in azioni MPS. Il problema è che la conversione avverrebbe a tassi molto penalizzanti per i detentori, visto che il titolo MPS ha perso solo nell’ultimo anno quasi l’87% del suo valore.

Conversione bond MPS, attenzione ai rischi elevati

Perché l’operazione abbia successo, si vocifera che la conversione possa essere proposta a tutti i titolari di bond subordinati MPS, compresi quelli del canale retail, ovvero i piccoli investitori-risparmiatori. JP Morgan, che insieme al Fondo Atlante II sta mettendo a punto la messa in sicurezza di MPS, avrebbe palesato l’idea di allettare gli obbligazionisti con un tetto del 60% alla trasformazione dei bond in azioni. In poche parole, se hai comprato bond MPS per un valore di 100.000 euro e vorrai aderire alla proposta di conversione in azioni dell’istituto, potrai ottenere i titoli per un controvalore non inferiore a 60.000 euro.

In teoria, qualcuno potrebbe chiedersi se non sia preferibile percorrere questa strada, anziché continuare a rischiare fino alla scadenza delle obbligazioni possedute. Attenzione, però, perché le insidie sarebbero dietro l’angolo. Anzitutto, perché il tetto varrebbe solo per il momento della conversione, ma nulla impedirà alle vostre azioni di azzerarsi di valore. Ricordate l’ultimo aumento di 5 miliardi di poco più di un anno fa? Ebbene, da allora il titolo si è quasi annullato, per cui la storia recente dell’istituto è eloquente.

 

 

 

Occhio a rischio bail-in MPS

Secondariamente, per evitare che gli obbligazionisti convertano i bond in azioni e poi corrano a venderle immediatamente, potrebbe essere imposto un periodo di “lock-up”, durante il quale i titoli non possono essere ceduti a terzi. La sua durata non sarebbe breve, vista la crisi di MPS in borsa, per cui si potrebbe rischiare di restare con in mano un pugno di mosche, quando alla scadenza del “lock-up” si avrà l’opportunità di rivendere le azioni.

C’è di più. La ricapitalizzazione potrebbe persino fallire e aprire la strada al bail-in, ossia all’azzeramento delle azioni e alla successiva conversione delle obbligazioni subordinate in capitale. Tuttavia, mentre gli obbligazionisti subordinati potrebbero sempre appellarsi a una soluzione in linea con quella adottata per i titolari dei bond delle quattro banche fallite nel novembre scorso, rimborsati da quest’estate attraverso un fondo pubblico ad hoc, gli azionisti nulla potrebbero più pretendere, dato che la loro adesione era stata “volontaria”. Occhio, quindi, a non farsi fregare ancora un’altra volta ancora. C’è puzza di tentativo di infinocchiare qualche piccolo investitore.

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