Obbligazioni “spazzatura”, come riconoscerle e quando evitarle

Obbligazioni "spazzatura": forse non tutte sono da evitare, ma l'importante è essere consapevoli dei rischi in cui ci si imbatte. Ecco come riconoscerle.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Obbligazioni

Gli investimenti nelle obbligazioni rappresentano una delle scelte più sagge da parte dei piccoli risparmiatori, che disponendo di risorse limitate, hanno un profilo di rischio medio-basso e, pertanto, cercano di conservare, anzitutto, il valore del loro capitale. Sappiamo che le obbligazioni o bond sono titoli di credito, che assegnano il diritto di percepire periodicamente la cedola promessa in fase di collocamento e di ottenere alla scadenza il capitale nominale indicato sul titolo medesimo, il cui valore potrebbe risultare pari, superiore o inferiore al prezzo versato con l’acquisto sul mercato primario o secondario. Tuttavia, il rischio emittente esiste ed è anche non trascurabile. Se chi emette il bond fallisce, potremmo non essere più nella possibilità di rientrare in possesso di tutto il capitale investito, potenzialmente potendo perdere fino al 100%. Per minimizzare tale rischio è, quindi, necessario mostrare prudenza.

Rating bond fondamentale per capire rischi

La prima cosa da fare è accertarsi che l’emittente sia solido. Per farlo, dobbiamo guardare al rating di cui gode da parte delle principali agenzie. Il giudizio per la valutazione della sua affidabilità è espresso in lettere. Grosso modo, possiamo operare una distinzione tra titoli “investment grade”, ovvero emessi da società solide, e titoli “non investment grade”, definiti anche “spazzatura” o “junk”.

Le obbligazioni “spazzatura” sono caratterizzate da rendimenti più elevati della media del mercato per la medesima scadenza (si definiscono, infatti, anche “high yield” o “ad alto rendimento), in quanto considerate più rischiose. Il loro rating massimo è “Ba1” per Moody’s, “BB+” per Fitch e Standard & Poor’s. Ma non limitatevi a guardare quale sia il loro giudizio attuale, prendetevi anche qualche minuto per analizzare il loro andamento nel tempo, magari nell’ultimo anno o negli ultimi tot anni.

     

Non tutti i bond “junk” sono uguali

Ad esempio, un titolo può rientrare nella classificazione di quelli “spazzatura”, ma registrando negli ultimi tempi (mesi o anni) un costante miglioramento, potenzialmente potendo beneficiare nel prossimo futuro di una promozione al livello “investment”. Se ciò accadesse, i possessori di questi titoli obbligazionari avrebbero la possibilità verosimilmente di rivenderli sul mercato a un prezzo più alto, corrispondentemente a un calo dei loro rendimenti. Parliamo di quelli definiti in gergo “rising stars” o “stelle crescenti”. Caso opposto si ha per i cosiddetti “fallen angels”, gli “angeli caduti” del comparto, quelli che prima godevano di un rating “investment grade”. Ebbene, non è da escludersi che per queste obbligazioni possa anche peggiorare il giudizio assegnato loro dalle agenzie, nel quale caso si rischia di andare incontro a perdite, oltre che al pericolo di un crac dell’emittente.      

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Argomenti: Investimento, News Risparmio, Investimenti