Obbligazioni bancarie: famiglie italiane le più esposte, sono amanti del rischio?

Obbligazioni bancarie nelle mani delle famiglie italiane in oltre un terzo dei casi. Risultiamo i più esposti in Europa, ma siamo forse così tanto propensi al rischio?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Obbligazioni bancarie nelle mani delle famiglie italiane in oltre un terzo dei casi. Risultiamo i più esposti in Europa, ma siamo forse così tanto propensi al rischio?

Le cifre fornite dal Fondo Monetario Internazionale sull’esposizione dei piccoli investitori italiani alle obbligazioni delle banche nazionali non lascia spazio ad alcun dubbio: se applicato secondo le regole, il bail-in si tradurrebbe in un potenziale massacro del risparmio. Di oltre 231 miliardi di euro di bond bancari nelle mani delle famiglie italiane, 31 miliardi sono subordinati, cioè la categoria più a rischio, specie con l’entrata in vigore della nuova normativa sui salvataggi.

Considerando che alla fine di giugno risultavano collocate in Italia obbligazioni subordinate per un valore complessivo di 67 miliardi, ciò implica che quasi la metà di esse siano oggi nelle mani dei canale retail. Complessivamente, le famiglie italiane posseggono oltre un terzo del debito obbligazionario delle banche tricolori, una percentuale tripla del poco più del 10% in Germania, mentre in Francia e Olanda siamo ben al di sotto del 5%.

Obbligazioni bancarie, famiglie italiane propense al rischio?

Significa per caso che le famiglie italiane sarebbero le più propense al rischio? Parrebbe di sì, anche se la realtà è più complessa. Di fatto, tra scarsa protezione dei risparmiatori e una carenza informativa spesso preoccupante, molti piccoli risparmiatori italiani si sono ritrovati a sottoscrivere allo sportello della loro banca titoli, di cui non conoscono minimamente le condizioni contrattuali, spesso dietro la rassicurazione del funzionario che trattasi di “investimenti sicuri”. Se teniamo anche conto che lo stesso dipendente della banca è tenuto a piazzare tra i clienti le obbligazioni emesse dall’istituto per finanziarsi, si capisce bene il pastrocchio di cui stiamo discutendo.

Certo, sempre la realtà ci segnala un quadro un po’ più articolato: si consideri che in Italia due mutui su tre sono contratti a tasso variabile, quando in Germania e Francia non si va oltre un terzo del totale. Anche su questo fronte, quindi, pare che le famiglie italiane siano maggiormente propense a rischiare, pur di beneficiare delle variazioni dei tassi sul mercato.

 

 

A rischio anche bond senior

Il dato positivo è che la metà delle obbligazioni senior scadrà entro la fine dell’anno prossimo e rimarranno poche obbligazioni ancora nelle mani delle famiglie oltre il 2020. Il guaio è che proprio da qui al prossimo anno potrebbero verificarsi casi di bail-in, che se scattasse, coinvolgerebbe nelle perdite in due casi su tre persino gli obbligazionisti senior, cioè quelli titolari di bond apparentemente più sicuri.

Il bail-in richiede, infatti, che almeno l’8% delle passività della banca debba essere spalmato su azionisti, obbligazionisti subordinati, obbligazionisti senior e correntisti non protetti per il caso di risoluzione, prima di chiedere assistenza allo stato e, in ultima istanza, all’apposito fondo europeo di salvataggio. E le sole azioni e i bond subordinati non riescono a coprire questo famoso 8% in due terzi delle banche italiane.

 

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