Mutui in valuta estera: avvertenze su rischi non obbligatorie

Mutui in valuta estera senza scenari probabilistici nei prospetti informativi. Il Decreto banche disattende il parere della Camera.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Mutui in valuta estera senza scenari probabilistici nei prospetti informativi. Il Decreto banche disattende il parere della Camera.

Sui mutui in valuta estera non è obbligatoria l’indicazione degli scenari probabilistici sui prospetti informativi, ovvero dei rischi connessi al fattore cambio e all’interesse. Disattendendo un parere non vincolante della Commissione Finanze della Camera, infatti, il governo Renzi non ha inserito tale previsione nel Decreto banche, per cui gli istituti, che erogano mutui denominati in una divisa diversa dall’euro, non hanno l’obbligo di spiegare ai clienti i rischi che corrono, in relazione alle variazione dell’importo della rata e per effetto del tasso di cambio.

In realtà, va precisato che solo una percentuale minima di mutui in Italia è concessa in valuta straniera. Il problema è semmai di coerenza. L’esecutivo è sceso in campo contro la Consob, nei giorni scorsi, sostenendo che il presidente Giuseppe Vegas sarebbe stato responsabile della mancata indicazione degli scenari probabilistici sui bond subordinati emessi dalle banche negli anni scorsi, compresi quelli degli istituti salvati dallo stato nel novembre scorso, che hanno azzerato il capitale di oltre 10.500 piccoli investitori.

Al contempo, però, si è rifiutato di prevedere informazioni utili e a tutela dei clienti delle banche su un tema, che all’estero nei mesi scorsi ha tenuto molto banco, specie in Polonia, Ungheria e Romania, a seguito della decisione della banca centrale svizzera di non difendere più il cambio minimo con l’euro. Centinaia di migliaia di clienti in questi paesi, infatti, avevano contratto mutui in franchi svizzeri fino al 2009, approfittando sia della stabilità del cambio, sia dei bassissimi interessi offerti sui mutui denominati nella valuta elvetica. Anche 6.000 famiglie italiane avrebbero oggi lo stesso problema con Barclays, perché dopo che il franco si è rafforzato di gran lunga contro la moneta unica (attualmente del 10%), l’importo delle rate del mutuo si è impennato.

Evidentemente, il passato non è un da esempio per il nostro esecutivo, che preferisce giocare allo scaricabile con l’authority finanziaria sulla tutela dei risparmiatori, ma senza affrontare nel concreto il modo di evidenziare i rischi connessi alle varie operazioni.

I mutui in valuta estera si contraggono generalmente in divise forti, stabili e in quanto tali, in grado di offrire costi molto più contenuti di quelli che si sosterrebbero nella valuta locale. Tuttavia, non è mai possibile prevedere ragionevolmente le oscillazioni dei tassi di cambio. Nel caso la valuta locale s’indebolisse contro quella in cui il mutuo è denominato, infatti, la rata peserebbe di più, pur restando stabile, a causa della conversione.

 

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Argomenti: Mutui e Prestiti, News Risparmio, Tutela consumatori, Mutuo a tasso fisso, Mutuo a tasso misto, Mutuo a tasso variabile, Rate mutuo