Mutui a tasso misto, cosa sono e come funzionano

Mutuo a tasso misto, c'è e come funziona. Ma conviene sempre davvero?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Mutuo a tasso misto, c'è e come funziona. Ma conviene sempre davvero?

Quando parliamo di mutui, la mente va subito alla distinzione tra quelli a tasso fisso e gli altri a tasso variabile. In effetti, in Italia sono di gran lunga i più diffusi, specialmente questi ultimi, dato che i due terzi degli acquirenti di immobili con un finanziamento bancario segnalano di preferire affidarsi alle variazioni dei tassi sul mercato, anziché stipulare un contratto a tasso fisso, dove gli interessi rimangono costanti lungo tutta la durata dell’ammortamento. Esiste, però, una terza categoria di mutuo, che si potrebbe definire a metà tra le prime due: quello a tasso fisso.

Mutuo tasso misto, come funziona

Questa tipologia consente di sfruttare le variazioni dei tassi sempre in proprio favore. In cosa consistono? Il mutuatario accende un mutuo a tasso variabile o a tasso fisso, ma ha diritto nel corso della durata del finanziamento di passare da una tipologia a un’altra, quando le variazioni dei tassi sul mercato rendono tale operazione più conveniente. Immaginiamo di stipulare un mutuo a tasso fisso, perché prevediamo che i tassi aumenteranno sul mercato nel giro di poco tempo, per cui ci cauteliamo. Ipotizziamo, invece, che a un certo punto, i tassi inizino a scendere e che gli interessi negoziati risultino superiori a quelli che sosterremmo con la tipologia variabile. Il mutuatario chiederà con debito preavviso alla banca di passare al tasso variabile e vi resterà fino a quando questa formula si dimostrerà conveniente. Nel momento in cui, infatti, i tassi sul mercato tornino a crescere, superando quelli ottenibili con un contratto a tasso fisso, il mutuatario effettuerà il passaggio opposto.      

Mutuo tasso misto, conviene sempre?

In questo modo, quindi, il mutuo risulta sempre gravato dagli interessi il più possibile bassi, in relazione all’andamento del mercato. E’ evidente, però, che il numero dei passaggi dall’una all’altra tipologia non sia illimitata. Alcune banche lo fissano, indipendentemente dalla durata del mutuo (3 passaggi nell’arco dell’intero ammortamento), altre lo legano alla durata (un passaggio ogni tot anni), altre ancora prevedono una durata minima per l’una o l’altra tipologia (a tasso fisso/variabile per i primi tot anni, etc.). Quanto alla rata, essa potrebbe mutare da costante a variabile, a seconda del tipo di tasso desiderato, oppure mantenersi sempre costante, ma variando necessariamente la durata dell’ammortamento. Bisogna anche tenere in considerazione che questo tipo di mutuo, rappresentando un rischio potenziale per il creditore, il quale potrà sfruttare di meno in suo favore le oscillazioni dei tassi sul mercato, potrebbe implicare spread più elevati sia con l’una che con l’altra modalità. In altri termini, la banca o l’agenzia finanziaria potrebbe cautelarsi ex ante con l’applicazione di margini sugli interessi (fissi o variabili) più elevati di quelli altrimenti applicati con mutui ordinari.  

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Argomenti: Mutui e Prestiti, Mutuo a tasso fisso, Mutuo a tasso misto, Mutuo a tasso variabile

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