Meglio investire 10000 euro in buoni fruttiferi postali o BTp 2072 a metà luglio 2021?

Dove è meglio investire 10000 euro a metà luglio 2021: rendono di più i buoni fruttiferi postali o i BTp 2072?

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In molti si chiedono se è meglio investire 10000 euro in buoni fruttiferi postali o in BTp 2072 a metà luglio 2021. Ebbene prima di dare una risposta, occorre ricordare che i bfp sono il prodotto di investimento tra i più amati dagli italiani perché sono garantiti dallo Stato Italiano. Inoltre non hanno costi di sottoscrizione e rimborso tranne gli oneri di matura fiscale e il capitale investito può essere richiesto in qualsiasi momento. I BTp ovvero buoni del Tesoro Poliennali sono invece dei titoli a lungo-medio termine emessi dal Mef ovvero dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Hanno durata variabile, cedole semestrali e sono indicizzati all’inflazione nazionale.

Dove è meglio investire 10000 euro in buoni fruttiferi postali?

I buoni fruttiferi postali che rendono di più a metà luglio 2021 sono i 4×4 per chi desidera investire fino a 16 anni contando su rendimenti fissi crescenti. Si avrà però la flessibilità di rimborso anche dopo 4, 8 e 12 con il riconoscimento degli interessi che matureranno. Prima dei quattro anni, invece, si avrà indietro solo il capitale investito. Il rendimento effettivo annuo lordo sarà dello 0,20% dopo 4 anni, dello 0,30% dopo 8, dello 0,40% dopo 12 e dello 0,75% dopo 16 anni.
Investendo oggi 22 luglio 2021 10000 euro al 22 luglio 2037 gli interessi lordi maturati saranno di 1269, 92 euro con ritenuta fiscale di 158,74 euro. Ciò è quanto si evince dal calcolatore messo a disposizione dalla Cassa Depositi e Prestiti. Il montante liquidato sarà quindi di 11111,18 euro. Ricordiamo infine che la data di prescrizione sarà il 22 luglio 2047. Questo significa che a partire da tale giornata (le caso dei titoli cartacei) non sarà più possibile riscuotere né il capitale investito e nemmeno gli interessi.

Meglio investire 10000 euro in BTp 2072 o buoni fruttiferi postali

E passiamo al BTp 2072. Il bond a 50 anni del Tesoro offre cedola 2,15%, ma si acquista attualmente un po’ al di sopra della pari, cioè a 101,60. Pertanto, il rendimento lordo alla scadenza è del 2,08%. Al netto della tassazione, scende all’1,82%. Investire 10000 euro nominali nel BTp 2072 significa spenderne effettivamente 10160. Ogni anno, intascheremmo un tasso d’interesse netto di 188,125 euro. E così, fino all’1 marzo 2072.

Il flusso annuale di reddito incassato equivarrebbe all’1,85% del capitale investito (10160 euro). Alla scadenza, però, subiremmo una minusvalenza lorda dell’1,57%. Infatti, il Tesoro ci rimborserà 10000 euro e non i 10160 euro effettivamente spesi. Suddividendo tale perdita per il numero di anni dell’investimento, otterremmo un -0,03% all’anno. Tutto questo per spiegarvi passo dopo passo come siamo arrivati a un rendimento dell’1,82% netto all’anno.
Chiaramente, il tasso offerto è allettante rispetto ai Buoni fruttiferi postali, ma a fronte di una scadenza molto più longeva. Anche investendo a parità di orizzonte temporale, c’è una distinzione da fare tra i due titoli: il capitale è sempre rimborsabile per intero con i Buoni fruttiferi postali. Semmai, si perdono gli interessi rispetto all’ultima data di decorrenza. Nel caso dei BTp, invece, il capitale è rimborsato solo alla scadenza e casomai è possibile rivendere il titolo anticipatamente sul mercato secondario, ma esponendosi al rischio di volatilità dei prezzi.

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