Investire in valute emergenti: ad agosto è bene pensarci due volte

Agosto sembra un mese nero per le valute emergenti. Ma sarà così anche quest'anno?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Agosto sembra un mese nero per le valute emergenti. Ma sarà così anche quest'anno?

Sembra un anno positivo il 2016 per le valute emergenti, come segnala il +5,6% messo a segno dall’1 gennaio a oggi dal relativo indice MSCI. E’ la prima volta che accade dal 2013, anno in cui iniziò la fuga dai mercati emergenti per l’annunciato ritiro graduale degli stimoli monetari da parte della Federal Reserve.

Eppure, il mese di agosto, indipendentemente dall’andazzo generale del periodo, non sembra essere propizio per queste valute, se è vero che in 7 degli ultimi 10 anni, hanno registrato ribassi medi dello 0,9%. Le uniche eccezioni si sono avute nel 2006, 2012 e 2014.

Agosto mese nero

Esiste una ragione, per la quale agosto sarebbe un mese nero per le valute emergenti? Boh! E’ possibile – ma si tratta solo di una spiegazione non supportata da prove – che i traders sfruttino la pausa estiva per chiudere le posizioni considerate maggiormente a rischio. I bassi volumi di negoziazione (molti traders sono in ferie) amplificano gli effetti di tale chiusura, ma aldilà di questo ragionamento, non sembra esserci una vera logica alla base di questo trend.

E allora vale la pena o meno investire nelle valute emergenti quest’anno? Esistono pro e contro in queste settimane. Partiamo dai primi: il dato deludente del pil USA nel secondo trimestre dell’anno gioca in favore di un rinvio dei tassi Fed, cosa che indebolirebbe il dollaro contro le altre valute, emergenti incluse. E ciò avverrebbe proprio in queste settimane, venendo meno la prospettiva di una seconda stretta americana a settembre.

 

 

E quest’anno?

Secondariamente, un po’ tutte le grandi banche centrali dei paesi avanzati starebbero imbarcandosi su nuovi stimoli monetari, allentando la pressione sulle valute del resto del pianeta, tendenzialmente rafforzandole.

D’altra parte, le quotazioni del petrolio ripiegano verso i 40 dollari e potrebbero scendere al di sotto di tale soglia. Trattandosi di una materia prima prodotta in numerosi paesi emergenti, ciò non depone in favore dei loro tassi di cambio. Il rischio terrorismo e le tensioni geo-politiche (si pensi al fallito golpe in Turchia) non giovano nemmeno, perché spinge il mercato a ripararsi verso assets sicuri, come dollaro, Treasuries, franco svizzero, oro e Bund.

Insomma, la bilancia non parte pendente decisamente su un lato piuttosto che un altro. Alla fine del mese tireremo le somme e verificheremo se agosto sia un mese effettivamente maledetto per le valute emergenti, oppure se trattasi di pura statistica, destinata ad essere smentita.

 

 

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Argomenti: Investimento, News Risparmio, Investimenti