Prezzo oro non esploso con la Brexit, cosa limita i guadagni?

Prezzo dell'oro in rialzo dalla Brexit, ma "solo" del 5%. Cosa limita i guadagni?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Prezzo dell'oro in rialzo dalla Brexit, ma

Le quotazioni dell’oro restano sopra i 1.300 dollari l’oncia, attestandosi nella giornata di ieri in area 1.315-1.320 dollari, guadagnando il 5% dal giorno del referendum sulla Brexit, quando si riteneva che dalle urne arrivasse la permanenza del Regno Unito nella UE. L’apice è stato toccato proprio alle prime luci dell’alba del 24 giugno, quando i risultati ormai erano chiari: Londra lascerà Bruxelles. Allora, le quotazioni hanno sfiorato i 1.340 dollari.

Un +5% in 5 giorni non è affatto male, ma ci si sarebbe aspettato altro da un asset, che da 5 millenni viene considerato in tutto il mondo un bene rifugio. Che cosa sta limitando il prezzo del metallo?

Super dollaro non aiuta

Il primo aspetto da considerare è che l’oro si compra in dollari e il biglietto verde si è apprezzato con la Brexit mediamente di oltre il 2% contro le principali valute del pianeta, rendendo già di suo il metallo più caro per gli acquirenti non americani. Anche il dollaro, infatti, funge da bene rifugio, per cui in situazioni di crisi come questa, si registra la tendenza all’acquisto di assets denominati nella divisa americana, tra cui l’oro, ma non solo esso.

Rischio deflazione si accentua

Secondo aspetto: l’inflazione rimane bassa sia negli USA, che in Europa e Giappone, ovvero nelle prime tre aree economiche del mondo. La Brexit esacerba i rischi al ribasso, non quelli al rialzo, perché crea una spirale tendenzialmente negativa sull’economia globale. Poiché si compra oro proprio per tutelare il potere di acquisto della moneta, quanto sta accadendo implica che gli investitori non hanno una grande motivazione a proteggersi contro l’aumento dei prezzi.

Crisi euro forse tornata

Questo non significa che il metallo non sia appetibile, tutt’altro. Se le ragioni di cui sopra spiegano, almeno in parte, perché non sia avvenuto il boom delle sue quotazioni, diversi analisti ritengono che esse possano arrivare e finanche sfondare la soglia dei 1.400 dollari. Qualcuno ipotizza persino che potremmo assistere a un rally come quello del 2011, quando i prezzi schizzarono sopra i 1.920 dollari, toccando il massimo storico, a seguito dei timori per la scomparsa dell’euro. E anche oggi stanno tornando i dubbi sulla tenuta non solo della moneta unica, ma anche della UE.

 

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Argomenti: Investimento, News Risparmio, Investimenti