Investire nei mercati emergenti: grosse soddisfazioni, ma non sono tutti uguali

Investire nei mercati emergenti può significare di tutto. Vediamo i principali casi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Investire nei mercati emergenti può significare di tutto. Vediamo i principali casi.

Agosto non sarebbe il mese migliore per investire sui mercati emergenti. Ve lo abbiamo dimostrato in un precedente articolo (leggi qui: https://www.investireoggi.it/risparmio/investire-valute-emergenti-ad-agosto-bene-pensarci-due-volte/), anche se nulla di razionalmente spiegabile sembra esservi dietro a questo trend.

In ogni caso, i mercati emergenti hanno già offerto grosse soddisfazioni agli investitori quest’anno, come dimostrano i principali indicatori. Mediamente, l’MSCI EM segnala una crescita delle azioni del 13%, mentre i prezzi delle obbligazioni su questi mercati risultano in aumento di quasi il 14%. E le valute locali hanno mostrato una performance del +6%.

Dunque, chi ha investito in azioni e/o obbligazioni alla fine del 2015, oggi si porterebbe a casa un guadagno di quasi il 20% tra crescita dei prezzi ed effetto-cambio. Tutto bene, allora?

Mercati emergenti, espressione che in sé vale poco

In realtà, mercati emergenti è un’espressione poco significativa, perché in essi rientra di tutto: dalla Turchia all’Indonesia, passando per il Brasile e la Cina. Ma parliamo di economie anche con trend molto diversi tra di loro in questa fase.

L’economia brasiliana è in piena recessione, ma la prospettiva di una fine imminente della lunga crisi politica in atto nel paese da qualche anno ha rafforzato il cambio tra real e dollaro di oltre il 20% quest’anno, mentre la Borsa di San Paolo ha segnato uno strabiliante +33%.

La Russia sta lentamente risalendo la china, dopo la peggiore recessione dalla fine degli anni Novanta, assistendo a un rafforzamento del rublo dell’11% contro il dollaro. Ciò nondimeno, l’economia del paese resta molto legata all’andamento del petrolio, che dopo un rally dei prezzi del 90% in appena tre mesi e mezzo, sembra adesso ripiegare verso i 40 dollari, tanto da rendersi necessario a breve un ennesimo vertice OPEC.

L’Asia ruggisce, ma i mercati arrancano qui

La Cina e l’India sono i due veri motori della crescita globale, anche se la prima è in rallentamento ai ritmi più bassi dal 1990, mentre la seconda accelera, pur essendo ancora molto meno influente sull’economia mondiale. Sta di fatto che dal mercato cinese sono defluiti mediamente quest’anno 25 miliardi di dollari al mese, secondo Capital Economics. E come segnalano gli ultimi dati sulla sua bilancia commerciale, sia le importazioni che le esportazioni continuano ad arretrare.

Che sia necessaria una valutazione caso per caso lo dimostra il caso emblematico della Turchia. Dopo il fallito golpe di quasi un mese fa, il paese è al centro di un riposizionamento nello scacchiere geo-politico, che rende la sua economia vulnerabile a shock finanziari, tenuto conto dell’alto deficit delle partite correnti.

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Investimento, News Risparmio, Investimenti