Investire in borsa e fare soldi anche se crolla? Ecco due modi per riuscirci

Investire in azioni in tempi di crisi? Sarebbe un'ottima opportunità, se scegli il modo giusto di farlo. Ve ne presentiamo due.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Investire in azioni in tempi di crisi? Sarebbe un'ottima opportunità, se scegli il modo giusto di farlo. Ve ne presentiamo due.

Il crollo delle borse vi spaventa, dissuadendovi dall’investire? Niente di più sbagliato. Le crisi sono sempre opportunità. Quando i prezzi dei titoli si abbassano, infatti, vi creano i presupposti per acquistare a costi inferiori e realizzare successivamente guadagni o plusvalenze dalla rivendita a corsi superiori. Ma per il solo fatto che le azioni scendano di prezzo si ha l’opportunità di guadagnarci sopra immediatamente come? Vi spieghiamo due modi per farlo.

Il primo si chiama “short selling” o anche “vendita allo scoperto”. Devi aprire una cosiddetta posizione corta, che consiste nel vendere un titolo che non possiedi, ma che ti fai prestare verosimilmente da una banca o altro broker. La speranza è che il prezzo scenda, per cui quando dovrai restituire il titolo preso in prestito, lo acquisterai a un prezzo inferiore di quello a cui lo ha inizialmente venduto. E’ l’unico caso, in cui arrivano prima gli incassi e poi i costi.

Opzioni azioni, altro modo per sfruttare crolli in borsa

Il rischio di questa operazione è tendenzialmente infinito, nel senso che se il prezzo del titolo, anziché scendere, salisse, le perdite sarebbero illimitate, anche superiori al 100% del capitale inizialmente investito.

Ma il modo per fare soldi dal ribasso dei corsi azionari potrebbe essere quello di buttarsi nel mercato delle opzioni, che sono contratti, che assegnano al titolare, in cambio di un premio pagato, il diritto di vendere (put option) o di acquistare (call option) un titolo sottostante a una certa data e a un dato prezzo (“strike price”).

 

 

Opzione put è contratto ribassista, meglio associarlo a vendita call

Immaginiamo di prevedere che il prezzo di un titolo si abbassi. Compriamo un’opzione put, che per questo è considerata uno strumento ribassista. Con essa, otteniamo la facoltà (non l’obbligo) di rivendere il titolo a un dato prezzo, chiaramente inferiore a quello attuale, ma preferibilmente al di sopra del suo prezzo di mercato alla scadenza. Alla data convenuta, comprerò il titolo sul mercato e lo rivenderò al maggiore prezzo all’acquirente, realizzando una plusvalenza effettiva, se tale differenza supera il premio pagato per acquistare l’opzione.

Proprio a causa di quest’ultimo limite, gli investitori sono soliti effettuare due operazioni contestuali per realizzare la loro strategia ribassista: acquistare un’opzione put e vendere un’opzione call. In questo modo, con la prima metto nel cassetto la possibilità di vendere alla scadenza il titolo a un dato prezzo, mentre con la seconda operazione incasso grosso modo una somma pari a quella sborsata come premio per l’opzione put. Così, inizio a guadagnare non appena il prezzo del titolo azionario scende sotto lo “strike price”, avendo già coperto il costo dell’operazione.

 

 

 

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Argomenti: Investimento, News Risparmio, Investimenti