Investire in Arabia Saudita? Potrebbe essere un affare, ma occhio a un dato

Investire nei bond sauditi potrebbe essere una buona soluzione per ottenere rendimenti allettanti. C'è anche qualche rischio di cui essere consapevoli.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Investire nei bond sauditi potrebbe essere una buona soluzione per ottenere rendimenti allettanti. C'è anche qualche rischio di cui essere consapevoli.

Rendimenti sempre più bassi sul mercato obbligazionario privato di Eurolandia e degli USA, così come anche su quello dei titoli di stato. Investendo in un BTp a 10 anni, si può sperare oggi in un rendimento lordo inferiore all’1,30%, che non arriva oltre il 2,25% (sempre lordo) per un trentennale. Troppo poco, anche perché il rischio è che nei prossimi anni l’inflazione salga, erodendo e finanche superando il livello dei rendimenti, intaccando di fatto anche il capitale. Inoltre, difficile che i prezzi salgano ulteriormente per chi voglia rivendere i bond prima della scadenza.

E allora dove investire? Le economie sviluppate sono tutte caratterizzate da rendimenti azzerati o sotto zero, mentre le principali economie emergenti offrono diverse potenzialità, ma con forti rischi sul lato dei prezzi e del cambio. Ecco, allora, esistere una soluzione allettante e con rischi abbastanza contenuti: i paesi del Golfo Persico.

Bond sauditi un’opportunità allettante

Le monarchie del Golfo sono tutte caratterizzate da bassi livelli di indebitamento pubblico e da cambi stabili, ancorati al dollaro americano da “peg” duraturi. Il caso esemplare è l’Arabia Saudita, dove il rial è scambiato contro il dollaro a un tasso di 3,75 dal 1985.

Riad vanta un debito pubblico sotto il 20% del pil, ma negli ultimi tempi soffre il tracollo delle quotazioni del petrolio, avendo chiuso il 2015 con un deficit al 14% del pil, visto che il greggio alimenta oltre i tre quarti delle entrate dello stato.

 

Rischio svalutazione rial

Il governo saudita non emette bond a medio-lungo termine sin dal 2007, ma sta tornando a rifinanziarsi sul mercato per coprire almeno parte del disavanzo fiscale con emissioni attese per 15 miliardi di dollari per quest’anno. Per questo, non siamo in grado di sapere quanto sarebbe oggi il rendimento di un bond a 5, 10 o 15 anni. Possiamo dirvi solamente che un titolo a un anno rende l’1,75% e che, quindi, sulle scadenze maggiori si potrebbero spuntare rendimenti relativamente allettanti.

Quale rischio corriamo, però? Il paese è politicamente stabile (è una monarchia assoluta) e per quanto la crisi dei prezzi petroliferi stia impattando negativamente sulle sue finanze statali, dispone di riserve valutarie sufficienti a coprire i deficit fino al 2020, senza tenere conto delle riforme già varate e di quelle che potrebbe ancora attuare per limitare ulteriormente il disavanzo.

C’è un solo grande rischio in questa operazione, ovvero che Riad decida di porre fine al “peg”, di fatto svalutando il rial per aumentare le entrate in valuta locale e contenere al limite la crescita del debito. Sembra molto improbabile che ciò accada, dato lo spirito riformatore mostrato dal Principe Mohammed bin Salman, il numero due del regno. E’ una possibilità, però, che esiste e che andrebbe tenuta in considerazione.

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Argomenti: Investimento, News Risparmio, Investimenti