Investire ai tempi della Brexit, ecco come mettere al sicuro i tuoi risparmi

Con la Brexit i rischi sono cresciuti sui mercati finanziari. Ecco qualche suggerimento per cercare di proteggere i risparmi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Con la Brexit i rischi sono cresciuti sui mercati finanziari. Ecco qualche suggerimento per cercare di proteggere i risparmi.

Lo shock sui mercati per l’esito del referendum sulla Brexit è stato fortissimo venerdì, tanto che le banche italiane in apertura di seduta sono arrivate a perdere in teoria quasi il 40% del loro valore, dopo che dall’inizio dell’anno registravano già un passivo di oltre il 40%. Senza perderci in giri di parole, tra gli investitori è scattato il “panic selling”. Ma come possiamo proteggere i nostri risparmi, considerando che le tensioni finanziarie sembrano essere destinate a durare a lungo, forse anche qualche anno, risentendo dei negoziati tra Londra e Bruxelles per concordarne l’uscita del Regno Unito dalla UE?

Un’indicazione ce la fornisce proprio il crollo di venerdì. I beni-rifugio sono tutti in rialzo: oro, franco svizzero, dollaro, yen, Bund e persino corona danese. Quali di questi assets verosimilmente resteranno forti? Senz’altro l’oro, che di suo godrebbe anche di altri fattori positivi per le sue quotazioni, non ultimi i rendimenti negativi di titoli di stato per oltre 10.000 miliardi di dollari.

Rendimenti negativi da scartare

I bond sovrani “core” dell’Eurozona, in primis i Bund tedeschi, dovrebbero mostrare anch’essi una relativa forza nei prossimi mesi, ma i rischi connessi ai suoi acquisti sono alti, in quanto i prezzi sono già elevatissimi e i rendimenti tedeschi sono sotto zero fino alla scadenza dei 10 anni.

Stesso discorso per il franco svizzero: gli asset denominati nella valuta elvetica sono già troppo costosi e il cambio è forte. Ne consegue che puntare su questi titoli appare un esercizio molto, molto rischioso, che sconsigliamo vivamente al piccolo investitore. Si pensi che rispetto all’inizio del 2015, quando la SNB abbandonò il cambio minimo, il franco si è rafforzato del 10% contro l’euro e i titoli di stato elvetici rendono negativamente fino alla scadenza dei 20 anni, mentre i trentennali rendono appena lo 0,01%.

 

 

 

Dollaro sarà porto sicuro

Quanto alla corona danese, il mercato scommette sulla fine del “peg”, come accadde nel gennaio 2015 al franco svizzero, ma considerando che qui a fissarlo è un accordo bilaterale tra la BCE e la banca centrale di Copenaghen, le probabilità che l’evento si verifichi sono molto basse, come dimostra anche il successo del governatore Lars Rohde nel contrastare la speculazione rialzista nei primi mesi dell’anno scorso.

Restano, quindi, dollaro e yen. Le due divise sembrano i porti sicuri potenzialmente più appetibili per i risparmiatori di tutto il mondo, ma si tenga conto che la Bank of Japan non dovrebbe consentire un cambio tra yen e dollaro inferiore a 100, per cui i guadagni ulteriori sarebbero limitati. Al contempo, occhio a non investire in titoli di stato nipponici, negativi fino ai 10 anni e che sulla scadenza a 40 anni rendono appena poco più dello 0,16%.

Dunque, sarà il dollaro il principale bene-rifugio. Per ora è fuori questione il rialzo dei tassi USA, ma il tema si riproporrà con ogni probabilità dopo l’estate, sempre che le tensioni finanziarie si saranno sopite. I Treasuries, pur ai rendimenti minimi degli ultimi 4 anni, sono pur sempre meno cari degli omologhi in euro, nipponici, elvetici.

 

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