Investimenti in Europa: fino a 100 milioni in open banking ed il caso di Poste Italiane

Le istituzioni europee continuano a credere e investire nell'open banking. E così anche Poste Italiane.

di , pubblicato il
Le istituzioni europee continuano a credere e investire nell'open banking. E così anche Poste Italiane.

La piattaforma di open banking Tink ha reso noto che le istituzioni europee continuano a credere e investire nell’open banking. In una precedente analisi eseguita sempre da Tink era emerso infatti che le istituzioni finanziarie europee stavano investendo in media tra i 50 ed  i 100 milioni di euro in open banking con lo scopo di migliorare l’engagement dei clienti e la produttività dei dipendenti.  In Italia però la situazione è diversa.

L’indagine

Dall’indagine effettuata dalla piattaforma di open banking Tink emerge che il 71% dei dirigenti finanziari intervistati in Europa ha dichiarato di utilizzare l’open banking per ragioni legate alla compliance normativa come area primaria di investimento.

La situazione italiana è però diversa in quanto sembrerebbe già andare oltre la compliance normativa (rispetto di specifiche disposizioni impartite dal legislatore). Gli investitori del nostro paese si concentrerebbero sopratutto sul miglioramento della customer experience e precisamente nei servizi di gestione finanziaria per il 53,3% e in quelli di Payment Initation per il 50%. Quest’ultima area di servizi in Europa, ad esempio, in media è al settimo posto. Sintomo che le istituzioni locali hanno delle grosse aspettative in merito ad essi. Il motivo principale è infatti quello di voler contrastare l’uso troppo elevato dei contanti nei pagamenti ed offrire la possibilità di risparmiare soldi mediante le soluzioni di Payment Initiation rispetto ad altri metodi di pagamento digitale disponibili.

L’indagine ha poi mostrato che le dimensioni e la maturità di un’azienda sono fattori importanti per definire l’area di investimento. Le Banche tradizionali e le società di wealth management, ad esempio, investono sopratutto nei servizi di miglioramento di identità digitale.

Emerge poi che anche le Pmi si stanno dedicando a processi di semplificazione per l’esperienza dell’utente con il 54% di esse che sta investendo nell’automazione dei processi KYC.

Il caso di Poste Italiane

Viene poi menzionato il caso concreto nell’utilizzo dell’open banking di Poste Italiane che sta cercando di cogliere tutte le opportunità della digital transformation con un doppio obiettivo. Da parte quello di potenziare l’applicazione Postepay con i servizi di payment inatiation in modo tale da consentire alla propria clientela di ricaricare la carta prepagata trasferendo i propri fondi da una Banca all’altra. E in più di aggregare altri conti correnti bancari nell’applicazione di Poste Italiane per incoraggiare la clientela a gestire tutte le finanze mediante un”unica interfaccia“.

In merito a ciò Guido Grozzoli, chief information officer di Poste, ha comunicato che l’azienda ha lanciato il progetto PSD2 per sfruttare al meglio le direttive europee e assumere un ruolo proattivo abilitando vari casi d’uso. Lo scopo di Poste è quello di far diventare i suoi canali l’interfaccia preferita dei clienti attraverso i quali offrire i servizi della piattaforma ecosistemica di Poste Italiane.

Potrebbe interessarti:Gli errori che fai quando vuoi investire e le 7 regole auree – educazione finanziaria, questa sconosciuta

[email protected]

Argomenti: ,