Fondi investimento: commissioni mascherate ingannano i risparmiatori

Il gioco delle commissioni dei fondi d'investimento: sacrosanto pagare il gestore, meno che ciò avvenga senza che venga segnalato.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il gioco delle commissioni dei fondi d'investimento: sacrosanto pagare il gestore, meno che ciò avvenga senza che venga segnalato.

I fondi di investimento dovrebbero essere il modo, in cui le famiglie possono convogliare i loro risparmi sul mercato, mettendoli a frutto al meglio e minimizzando i rischi. In effetti, si tratta di strumenti altamente affidabili, anche se nascondono qualche volta spiacevoli sorprese. Parliamo delle commissioni. Si tratta della remunerazione sacrosanta a cui ha diritto il gestore del fondo per l’attività svolta e che è pari a una percentuale dell’investimento effettuato.

Quelle d’ingresso implicano una riduzione in partenza del valore del capitale. Esempio: investo 100.000 euro, acquistando quote del fondo Alfa, che mi applica una commissione iniziale del 2%. Ciò significa che il mio investimento parte effettivamente da 98.000 euro, per cui devo scontare nell’immediato una perdita del capitale.

Commissioni fondi investimento, altre tecniche

Per ovviare a questo disincentivo, i fondi si sono inventati le commissioni decrescenti, ovvero nessun costo iniziale, ma da pagare semmai all’atto del disinvestimento. Più a lungo si mantiene il capitale nel fondo, minore è il costo delle commissioni d’uscita, che al limite potrebbe azzerarsi dopo tot anni.

Il rovescio della medaglia di questa seconda tipologia di caricamento dei costi è che disincentiva gli investimenti a breve termine e crea dubbi tra le famiglie sull’opportunità di investire, visto che nel caso volessero ritirare poco dopo il capitale, dovrebbero sobbarcarsi un costo elevato.

 

 

 

Il trucco delle commissioni nascoste

Ecco, allora, che i fondi con durata prestabilita hanno escogitato le commissioni di collocamento. In cosa consistono? Nessun costo caricato sul capitale investito, almeno non da parte del fondo. Tuttavia, le banche collocatrici pretendono il pagamento di una percentuale dell’investimento. Direte, ma dove sta la differenza? Appunto, non c’è differenza con le tipologie sopra esposte, se non solo formalmente.

L’investitore si troverà dinnanzi a un costo non segnalato, in quanto ufficialmente è il fondo a pagare la banca per la sua azione di collocamento dei titoli sul mercato. Attenzione, però, perché il fondo non ci rimette di tasca sua, ma si rifarà sempre sulle quote dei clienti, i quali non visualizzano tale onere, in quanto è ripartito negli anni e computato nei bilanci del fondo come “risconto attivo”, ossia un credito vantato nei confronti degli investitori.

Sta proprio qui l’inganno, nel pagare una commissione, senza che questa venga definita tale. L’investitore pensa erroneamente che sul 100 apportato al fondo come capitale, sarà messa a frutto l’intera cifra, mentre così non è. Un trucco contabile, per fare sparire magicamente una voce di costo e attirare risparmio inconsapevole.

 

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Argomenti: Investimento, News Risparmio, Risparmio, Investimenti