Dividendi azionari ora contano: mercato reagisce ai tassi zero

Dividendi azionari finalmente un catalizzatore per gli investimenti in borsa. Il mercato inizia a guardare con attenzione maggiore chi produce e distribuisce utili.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Dividendi azionari finalmente un catalizzatore per gli investimenti in borsa. Il mercato inizia a guardare con attenzione maggiore chi produce e distribuisce utili.

Il pianeta è inondato di titoli di stato con rendimenti negativi. Ve ne sarebbero per oltre 13.000 miliardi di dollari sul mercato secondario, indizio di bassa crescita e di bassa inflazione attesa in futuro, oltre che di politiche monetarie ultra-espansive. Nei giorni scorsi, pensate, persino i bond della Svizzera a 50 anni hanno reso sotto lo zero. Follia, alla quale il mercato starebbe iniziando a reagire. Come? Rivalutando finalmente i dividendi azionari.

Finora, il dividendo staccato dalle società quotate in borsa e riconosciuto agli azionisti è stato considerato con molta sufficienza da parte degli investitori, interessati più ai guadagni in conto capitale, ovvero derivanti dalla rivendita delle azioni a prezzi più alti di quelli di acquisto.

Ora, però, che i corsi azionari e obbligazionari non hanno granché senso, essendo “drogati” da misure senza precedenti, attuate dalle principali banche centrali del pianeta, il mercato avvertirebbe che uno dei modi per restare connesso ai fondamentali è quello di puntare sulle società che più distribuiscono dividendi, le quali segnalano di essere in grado di produrre utili e di creare così valore per gli azionisti.

Distribuzione utili fa gola

Una ricerca di Capital Group ha scoperto un trend interessante nel merito. Analizzando l’indice MSCI World, ha trovato che nel 2015 sono risultate penalizzate in borsa per lo più le società che avevano distribuito utili maggiori rispetto al valore delle azioni (con dividend yield alto), mentre a partire da quest’anno, la musica è cambiata, sovvertendo le sorti del mercato azionario. Adesso, la peggiore performance viene registrata dalle società con dividend yield più basso, che mediamente rendono il -3,9% nel primo trimestre dell’anno, mentre quelle che hanno distribuito relativamente maggiori utili, risultano aver mostrato un rendimento del 4,8%.

Il differenziale tra le prime e le seconde è stato, quindi, di quasi il 9% e confermerebbe la maggiore attenzione degli investitori per chi garantirebbe loro risultati concreti. Una vittoria delle società sane, anche se il pericolo è che, fiutando l’aria, anche società meno solide potrebbero ipotizzare di distribuire agli azionisti utili in misura eccessiva, magari attingendo alle riserve (scrip dividend). Il che non sarebbe una grande pensata.

 

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Argomenti: Investimento, News Risparmio, Investimenti