Cultura finanziaria carente in Italia: dove ci si informa?

Gli italiani non si dimostrano grandi conoscitori di economia e finanza. Questi dati lo confermano.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Gli italiani non si dimostrano grandi conoscitori di economia e finanza. Questi dati lo confermano.

Gli italiani non sono un popolo di cultori della finanza, come dimostra tristemente anche il caso delle obbligazioni subordinate, il cui azzeramento dopo il salvataggio pubblico di quattro banche minori nel novembre scorso ha creato disperazione tra migliaia di piccoli investitori, molti dei quali ignari dei rischi dei contratti sottoscritti.

Secondo una ricerca dell’Istat, meno italiani reperirebbero informazioni economiche dalla TV (78,4% contro l’81,1% del 2015), da internet (45,9% contro 48,8%) e dai giornali (44,1% contro 46,7%), mentre cresce la percentuale di chi segue la radio su questi temi (20,7% contro 20%). E il 10,6% sostiene di reperire informazioni su economia e finanza da amici e parenti, il 6,2% dalle pubblicazioni specializzate e il 4,8% attraverso il mondo politico ed accademico.

Scarsa cultura finanziaria

E ben l’85,6%, in crescita dall’84,7% del 2015, giudica importanti le informazioni diffuse dai media sull’economia italiana per le attività di investimento, nonché per le decisioni di studio, lavoro e di risparmio, anche se in pochi, in effetti, le seguono e peggiora anche il giudizio sulla qualità di queste stesse informazioni.

Dicevamo, gli italiani hanno una scarsa cultura economica e finanziaria, come segnalano anche i dati di quest’anno. Si registra una crescita non indifferente dal 63,7% al 71,8% di quanti riescono ad assegnare un valore quantitativo a una delle principali misure macro, ma il miglioramento è scarso per l’inflazione (35,1% dal 33,8%), più cospicuo sulla disoccupazione (al 61,9% dal 52,6%).

Dati macro, percezione è diversa

Quanto alla crescita del pil, lo scostamento tra il dato medio emerso dalle risposte degli italiani e quello reale è diminuito dallo 0,5% del 2015 allo 0,2% di quest’anno. In media, gli italiani hanno risposto che il pil dello scorso anno sarebbe cresciuto dello 0,6% contro lo 0,8% reale.

Migliora anche la percezione della disoccupazione rispetto al dato ufficiale: lo scostamento si è più che dimezzato dal 7% al 3%. Male sull’inflazione: se nel marzo del 2016 si aveva un calo tendenziale dei prezzi dello 0,2%, gli italiani hanno percepito mediamente una crescita del 3,8%.

 

 

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Argomenti: Investimento, News Risparmio, Risparmio, Curiosità