Opzioni, cosa sono questi contratti derivati e a cosa servono

Le opzioni sono contratti derivati, che servono sia a tutelare da un rischio, ma sono esercitate anche per finalità speculative. Vediamo di capirne meglio.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le opzioni sono contratti derivati, che servono sia a tutelare da un rischio, ma sono esercitate anche per finalità speculative. Vediamo di capirne meglio.

Le opzioni o “options” sono contratti derivati, che assegnano al possessore il diritto, ma non l’obbligo di acquistare o di vendere il titolo su cui le stesse sono impostate, a un dato prezzo (“strike price”) e a una certa data, dietro il pagamento di un premio. Se tali contratti assegnano la facoltà di acquistare un titolo, si chiamano opzioni “call”, mentre se assegnano la facoltà di vendere, si definiscono opzioni “put”. L’esercizio dell’opzione si ha nei casi di convenienza economica a dare seguito all’operazione. Esso può avvenire solo alla scadenza pattuita e in questo caso si ha un’opzione di tipo “europea”, mentre se può avvenire anche prima, si ha un’opzione di tipo “americana”. Ma a cosa servono essenzialmente questi contratti? Due sono le finalità principali: la prima è di protezione contro un determinato rischio (di cambio, di prezzo, etc.), la seconda è speculativa, ovvero lucrare dalle variazioni dei prezzi sottostanti. Immaginiamo che un importatore italiano debba acquistare merce dagli USA per 10.000 dollari, ma che la compravendita sarà regolata solo tra sei mesi. A questo punto, dovrà decidere se acquistare i dollari oggi per pagare alla scadenza pattuita o se farlo proprio alla data dell’avvenuta transazione. Per ripararsi contro il rischio di un andamento sfavorevole del cambio euro-dollaro, potrà aprire con la controparte un contratto di opzione, finalizzato a consentirgli la facoltà di acquistare la merce (opzione “call”) a un tasso di cambio di 1,10 in data X, pagando un premio di 500 dollari. Se alla data convenuta, il cambio pattuito dovesse risultare favorevole (si acquistano dollari a un tasso più alto di quello vigente sul mercato, per ipotesi pari a 1,05), converrà esercitare l’opzione. Se il cambio risulta, invece, sfavorevole rispetto a quello di 1,15 vigente sul mercato in quella data (con esso si acquistano meno dollari con un euro), l’opzione non sarà esercitata. La perdita massima a cui andrà incontro un contraente “call” è data dal premio, che andrà comunque pagato insieme alle commissioni per l’intermediario. Viceversa, il guadagno sarebbe illimitato, nel caso di un andamento dei prezzi o tassi sottostanti molto favorevole. Nel caso di un contraente “put, invece, venderò il titolo, nel caso in cui il prezzo pattuito risulti alla scadenza superiore a quello vigente sul mercato. Non eserciterò l’opzione, se esso risulterà inferiore. Dall’esempio appena proposto, si capisce come le opzioni servano per tutelarsi dal rischio di un andamento sfavorevole dei prezzi o tassi, ma anche come possano essere sfruttati per scommettere sul loro trend, sapendo che la perdita massima accusabile coincide con il pagamento del premio e il costo del contratto. In successivi articoli approfondiremo altri aspetti delle options.

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Investimento, News Risparmio, Investimenti