Conti correnti più cari per salvare le banche deboli: stangata sui risparmiatori

I conti correnti in alcune grandi banche italiane sono più salati per salvare le banche deboli e a rischio bail-in. Così, i risparmiatori sembrano senza scampo.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I conti correnti in alcune grandi banche italiane sono più salati per salvare le banche deboli e a rischio bail-in. Così, i risparmiatori sembrano senza scampo.

Occhio ai conti correnti, perché la stangata a carico dei risparmiatori è già in atto in alcune grandi banche italiane. Che cosa sta succedendo? Con il salvataggio delle quattro banche nel novembre scorso (Banca Etruria, Banca Marche, Carife e CariChieti), il Fondo di risoluzione nazionale è stato svuotato di circa 1,5 miliardi, quando la direttiva comunitaria sul bail-in richiede, invece, che debba essere rimpinguato per arrivare a una sorta di Unione bancaria incompleta entro i prossimi anni.

Il Fondo di risoluzione è alimentato dalle stesse banche italiane, in ragione della massa di risparmio gestita. E così, Banco Popolare ha annunciato di avere imposto ai clienti un canone mensile di 2 euro sui conti correnti, al fine di recuperare quei 150 milioni da sborsare entro l’anno. Unicredit non è stata da meno, aumentando a sua volta di 2 euro al mese il canone sui conti MyGenius Silver, Gold e Platinum rispettivamente a 5, 7 e 12 euro. Ubi Banca ha incrementato il costo a carico dei clienti di 1 euro al mese. (Leggi anche: Conti correnti, quanto sono sicuri con il bail-in)

Canone conti correnti più salato

Qualcuno ha parlato impropriamente di “prelievo forzoso”, un’espressione che ci riporta alla mente quell’estate del 1992, quando l’allora governo Amato (a dispetto del nome) introdusse un’imposta dello 0,6% sui conti degli italiani, riuscendo così a incassare in una sola notte 11.500 miliardi di lire.

Quello che sta accadendo non è meno grave, per quanto formalmente assai diverso. Al fine di mantenere in vita le banche più deboli, in Italia come all’estero, si stanno intaccando i patrimoni di quelle più solide, costringendole a mettere le mani nelle tasche dei clienti.

 

 

Bail-in sinonimo davvero di responsabilità?

Perché questo è grave? In primis, perché alcune (non tutte, per carità) delle banche deboli, di cui già qualcuna salvata dall’intervento pubblico, presentano bilanci opachi e si sono rese a volte responsabili di condotte poco irreprensibili, se non illegali. Secondariamente, perché questi oneri a carico delle banche più solide penalizza proprio chi si è comportato bene e lascia i risparmiatori senza una via di fuga: o affidano i loro denari a banche poco avvedute, ma rischiando di perdere tutto in tempi di bail-in, oppure si recano presso gli istituti più sicuri, ma dovendo ugualmente in parte sopportare il peso dei salvataggi a beneficio dei concorrenti, attraverso canoni e commissioni più salati di quanto sarebbero altrimenti.

Ma il bail-in non avrebbe dovuto spingere il sistema bancario verso una maggiore responsabilizzazione e i clienti verso una scelta più consapevole dello stato di salute di questo o quell’istituto? Non è che alla fine a rimetterci siano sempre gli stessi, a causa di una partita di giro tra le banche, che viene alla fine scaricata sui soliti noti?

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