Conti bancari: risarcimenti negati ai clienti di Cipro è avallo al bail-in

Il bail-in per la prima volta fu applicato ai clienti delle banche a Cipro. Ora, i giudici europei hanno deciso che non meritano alcun risarcimento, perché si è agito nel loro interesse.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il bail-in per la prima volta fu applicato ai clienti delle banche a Cipro. Ora, i giudici europei hanno deciso che non meritano alcun risarcimento, perché si è agito nel loro interesse.

La Corte di Giustizia UE ha respinto nel merito i ricorsi presentati da alcuni clienti ciprioti e da una società con sede a Cipro, che nel corso del 2012 si sono visti espropriare di parte dei loro conti correnti accesi presso le banche Laiki e BoC, dopo che la cosiddetta Troika (UE, BCE e FMI) aveva stretto con il governo di Nicosia un memorandum d’intesa, con il quale l’isola ha potuto beneficiare dell’assistenza finanziaria necessaria alla sua sopravvivenza, imponendo in cambio ai clienti delle sue banche (molti dei quali russi) più a rischio crac un coinvolgimento nelle perdite. Si parlò allora di modello Cipro, il quale rappresentò l’anticamera del cosiddetto “bail-in”, ovvero della nuova disciplina europea sui salvataggi bancari, recepita dagli stati nazionali tramite la direttiva comunitaria Brrd.

Alcuni di questi clienti “espropriati” dei loro conti correnti avevano contestato alla Commissione europea il danno, a loro avviso, frutto del memorandum firmato con il governo cipriota, chiedendo risarcimenti di importo uguale alla perdita accusata.

Risarcimenti conti correnti negati

La Corte ha allo stesso tempo considerato parzialmente inammissibili i ricorsi presentati, annullando un’ordinanza del Tribunale, sostenendo che la Commissione europea non potrebbe essere considerata in alcun modo legata alle decisioni dell’ESM (European Stability Mechanism), dato che è formalmente il fondo a firmare i piani di assistenza finanziaria, quand’anche è noto come questi siano avallati da organismi europei, quali la Commissione, l’Eurogruppo e la BCE.

Formalmente, quindi, essendo l’ESM un ente intergovernativo, non ricade nella giurisdizione della Corte di Giustizia della UE. C’è di più, perché i giudici hanno anche stabilito i criteri, in presenza dei quali la Commissione potrebbe in futuro venire chiamata a risarcire il danno lamentato: 1) che la Commissione commetta un illecito; 2) che il danno sia effettivo; 3) che vi sia un nesso tra danno e comportamento della Commissione.

 

 

 

Bail-in non farebbe scattare ipotesi di risarcimento

E sempre i giudici europei hanno aggiunto che nel caso in esame, quand’anche sarebbe stato possibile chiamare in causa Bruxelles, questa non si sarebbe macchiata di alcun comportamento illecito, in quanto potrebbe provarsi che grazie al piano di assistenza finanziaria messo a punto e che ha comportato l’imposizione di perdite a carico dei correntisti, queste ultime potrebbero essere risultate inferiori a quelle che altrimenti avrebbero subito, se il memorandum non fosse stato firmato.

In sintesi, emergono chiaramente spunti interessanti: l’ESM non firma per nome e per conto della Commissione, ovvero dell’organo di governo europeo, ma essendo un ente intergovernativo, nei fatti non risponde a nessuno. Secondariamente, i conti espropriati a seguito di azioni europee non sono risarcibili, perché sarebbero il frutto di decisioni tese a perseguire un superiore interesse generale, quindi, a beneficio pure dei correntisti stessi. Insomma, pare di capire che chi d’ora in avanti subisse un bail-in, sotto le nuove regole, non potrà eccepire alcunché, in quanto il danno subito sarebbe verosimilmente sempre considerato inferiore a quello conseguente a un crac finanziario, che governi e Commissione si adopererebbero ad evitare.

 

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