Buoni postali serie AA1 ma sul retro presente serie AF: per l’intermediario erano prescritti ma per l’Abf no

Buoni fruttiferi postali su modulo AF ma della serie AA1: considerati legittimi i primi dall'ABF, ecco la storia.

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Buoni fruttiferi postali su modulo AF ma della serie AA1: considerati legittimi i primi dall'ABF, ecco la storia.

Il 18 settembre 2020 sul sito ufficiale dell’Abf ovvero dell’Arbitro Bancario Finanziario sono state pubblicate delle decisioni anche relative ai buoni fruttiferi postali ed esattamente ad alcuni della serie AF emessi il 9 aprile 2001. Essi riportavano davanti l’indicazione “buono fruttifero postale” e d inoltre la scritta “non cedibile e pagabile con gli interessi maturati presso qualunque Ufficio postale giusta la tabella a tergo“.Dietro invece era presente la serie AF per cui il sottoscrittore del titolo nutriva un legittimo affidamento sulla durata e sul rendimento dei buoni in oggetto. Ecco cosa è accaduto.

La storia dei buoni AA1

Il sottoscrittore di due titoli della serie AF emessi il 9 aprile 2001 si è recato presso l’ufficio dell’intermediario nei primi mesi del 2019 per ricevere il rimborso di essi. In tale occasione, però, gli è stato comunicato che quei bfp in suo possesso appartenevano alla serie AA1 scaduta nel 2007. Questo perché su di essi a penna in basso a destra era annotata la scritta AA1 mentre dietro la scritta “lordo 35% al 6° anno“.

Il sottoscrittore oltre a comunicare che le annotazioni erano illegittime ha evidenziato che fino al momento dell’ emissione dei titoli non era stato informato delle condizioni economiche degli stessi senza nemmeno ricevere il foglio informativo. Il risparmiatore ha quindi presentato ricorso chiedendo che i bfp fossero liquidati sulla base dei criteri di calcolo dei rendimenti indicati dietro ai buoni.

Le controdeduzioni dell’intermediario

L’intermediario ritiene invece che si debbano applicare i criteri indicati nel Decreto Ministeriale del 19 dicembre 2000 istitutivo di una serie diversa di titoli. Questo perché il risparmiatore in data 9 aprile 2002 sottoscriveva due titoli appartenenti alla serie AA1 del valore di 500 mila lire ognuno.

Essi erano collocati sul mercato utilizzando il modulo cartaceo della serie AF sul quale erano state apposte le modifiche. Il risparmiatore, poi, si è recato a riscuoterli soltanto nei primi mesi del 2019 ovvero decorso il termine prescrizionale previsto dalla legge. Per questo motivo gli negava la liquidazione.

I buoni in questione appartenevano, come detto, alla serie AA1 collocata sul mercato dal 28 dicembre 2000 al 13 aprile 2001 che garantivano un interesse lordo del 35% e che erano rimborsabili alla scadenza del 6° anno successivo a quello della sottoscrizione. Essendo tali titoli stati sottoscritti il 9 aprile 2001 ed avendo una durata massima di 6 anni la scadenza era prevista per il 9 aprile 2007 per cui la prescrizione ci sarebbe stata il 9 aprile 2017.

La decisione del Collegio

Il Collegio di Bari, ecco il link della sentenza, ha stabilito che la controversia in esame riguarda rendimenti e termini per l’esercizio del rimborso. I buoni, oggetto del ricorso, erano stati emessi il 9 aprile 2001 e quindi dopo il DM del 19 dicembre 2000 che istitutiva le serie A1 (ordinaria) e quella AA1 (a termine). I titoli, poi, riportavano davanti la serie di appartenenza “AA1” a penna nonché l’indicazione “a termine” e quella “non cedibile e pagabile con gli interessi maturati presso qualsiasi Ufficio Postale giusta la tabella a tergo“. Dietro, invece, oltre alla data di emissione c’erano barrate a penna anche le condizioni di rimborso previste dalla serie AF (parliamo della scritta in cui veniva chiarito che l’importo raddoppiava dopo 9 anni e 6 mesi e triplicava dopo 14 anni al lordo delle ritenute erariali). Inoltre c’era la scritta a penna “lordo 35% al 6° anno”  che corrispondeva al rendimento dei titoli della serie AA1.

Per il Collegio questo ha ingenerato nel risparmiatore un legittimo affidamento che il buono fosse disciplinato dalle condizioni poste a tergo del titolo anche perché al momento della sottoscrizione non ha ricevuto alcun foglietto informativo e l’intermediario non ha prodotto prova dell’effettiva consegna. Inoltre il Collegio ha stabilito che la correzione fatta a mano sul titolo è priva di validazione “di tale annotazione con il timbro dell’ufficio postale, nonché della firma dell’impiegato“. Per questi motivi il Collegio di Bari ha deciso che si devono applicare le condizioni di rimborso previste originariamente dalla serie AF.

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