Buoni postali fruttiferi serie Q: l’aliquota fiscale applicata non è sempre corretta

L'Associazione a difesa dei consumatori "Codici" comunica che non sempre l'aliquota fiscale per i buoni fruttiferi postali della serie Q non è sempre applicata correttamente.

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L'Associazione a difesa dei consumatori

L’Associazione a difesa dei consumatori “Codici” comunica che non sempre l’aliquota fiscale per i buoni fruttiferi postali della serie Q  è applicata correttamente. Proprio per questo, comunica l’avvocato dell’Associazione il cui nome è Carmine Laurenzano, stanno eseguendo le opportune verifiche.

I bfp: il migliore del momento

I buoni fruttiferi postali sono un prodotto garantito dallo Stato Italiano ed emesso dalla Cassa Depositi e Prestiti Spa. Il punto di forza oltre a questo è il fatto che non hanno costi per la sottoscrizione e per il rimborso tranne gli oneri fiscali. Un altro punto a favore è il fatto che sono soggetti ad una tassazione separata del 12,50% e sono esenti dall’imposta di successione.

I più convenienti ad oggi 3 marzo 2020, risultano essere quelli denominati “4×4” che, come si evince dal nome saranno il prodotto ideale per chi vuole investire fino a 16 anni contando su rendimenti fissi crescenti. Si avrà flessibilità di rimborso, però, anche dopo quattro, otto e dodici anni con il riconoscimento degli interessi che nel frattempo saranno maturati. La sottoscrizione potrà avvenire a partire dalla cifra di 50 euro o multipli direttamente in ufficio postale oppure mediante sottoscrizione online. Per quanto concerne il rendimento effettivo annuo lordo di tale buono sarà:

  • dello 0,25% alla fine del quarto anno,
  • dello 0,60% alla fine dell’ottavo anno,
  • dello 0,90% alla fine del dodicesimo anno ed infine
  • dell’1,25% alla fine del sedicesimo anno.

L’aliquota fiscale dei buoni postali fruttiferi

L’avvocato Carmine Laurenzano di “Codici” ha comunicato che l’Associazione si sta occupando di buoni fruttiferi postali della serie “Q” emessi su moduli della stessa serie. Laurenzano ha spiegato che essi non hanno subito variazioni dei tassi di interesse ma durante un’attenta analisi si è notato che spesso vi è un’applicazione errata delle aliquote fiscali.

Ciò porta a grave decurtazioni delle somme che vengono poi liquidate ai detentori dei titoli.

Purtroppo tale criticità, spiega l’avvocato, si può verificare soltanto quando i buoni vengono incassati. Qualora si abbiano dubbi, quindi, si dovrà conservare tutta la documentazione e quindi i buoni fronte/retro e farli analizzare ad un esperto. Inoltre si dovranno conservare le eventuali quietanze di incasso per presentare un eventuale ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario.

Leggete anche: Buoni postali: quanto costa un ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario e quanto bisogna attendere?

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