Buoni fruttiferi postali serie “Q/P dal 1° luglio 1986”: si ai rimborsi degli interessi più favorevoli

È giunta una nuova decisione dell'Arbitro Bancario Finanziario in merito ai bfp: è stato stabilito che quelli della serie Q/P sottoscritti dal 1° luglio 1986 potranno essere rimborsati con gli interessi più favorevoli.

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È giunta una nuova decisione dell'Arbitro Bancario Finanziario in merito ai bfp: è stato stabilito che quelli della serie Q/P sottoscritti dal 1° luglio 1986 potranno essere rimborsati con gli interessi più favorevoli.

È giunta una nuova decisione (la numero 6142 del 3 aprile 2020) dell’Arbitro Bancario Finanziario in merito ai buoni fruttiferi postali: è stato infatti stabilito che i titoli della serie Q/P sottoscritti dal 1° luglio 1986 potranno essere rimborsati con gli interessi più favorevoli.

Secondo la sentenza, infatti, se il timbro dietro al buono all’atto dell’emissione non indica i nuovi tassi degli ultimi 10 anni allora per tale periodo al risparmiatore spettano quelli riportati dietro al titolo che sono più alti di quelli fissati dal Decreto Ministeriale del 13 giugno 1986.

I buoni postali fruttiferi serie Q/P

I risparmiatori che negli ultimi anni hanno riscosso bfp della serie “Q/P” hanno avuto spesso importi inferiori rispetto a quelli indicati dalle condizioni riportate dietro ai titoli. Questo, comunica Poste Italiane, è perché sono state ottemperate le disposizioni del Decreto dello scorso 13 giugno 1986 (in cui gli interessi sono stati cambiati al ribasso).

Il problema è nato perché per i buoni emessi a partire dal 1° luglio 1986 gli uffici postali hanno utilizzato dei vecchi moduli (di buoni fruttiferi postali) che appartenevano però alla serie P con rendimenti superiori alla serie Q. Sono stati quindi aggiornati i titoli con il seguente timbro “serie Q/P” sia sul davanti che sul didietro ma non è stata modificata la misura dei nuovi tassi previsti per gli ultimi dieci anni di vita del buono.

Nel caso specifico su indicato, il valore nominale del titolo era di 500 mila lire ed in relazione agli ultimi dieci anni di vita del buono, Poste ha corrisposto al risparmiatore non quanto veniva indicato dietro ad esso bensì quanto risultava dall’applicazione dei criteri stabiliti dal Decreto dell’86. Quindi 27,50 euro a bimestre con una differenza a favore del risparmiatore di ben 39,61 euro a bimestre.

L’Arbitro Bancario Finanziario con la sentenza ha invitato Poste a rimborsare di oltre 2 mila euro il sottoscrittore dei buoni al netto delle ritenute fiscali: tale cifra è stata calcolata moltiplicando 39,61 x 62 (e quindi per i bimestri presenti negli ultimi dieci anni sottraendo anche le ritenute fiscali).

Una vittoria per i risparmiatori

La decisione del Collegio risulta essere un importante precedente per i risparmiatori questo perché viene stabilito che le condizioni indicate sui titoli (qualora le nuove non siano riportate correttamente) prevalgono sulle disposizioni ministeriali nel caso in cui esse siano già in vigore. Si ricorda però che un Decreto del Ministero emesso dopo che i buoni sono già stati sottoscritti può modificarne il rendimento retroattivamente.

Nel caso specifico il Decreto del 1986 era già entrato in vigore alla data in cui i buoni erano stati sottoscritti (agosto 1988) per cui l’errore è stato di Poste che non ha incorporato in maniera corretta nel titolo le disposizioni ministeriali che erano già in vigore. Per questo sono state applicate le condizioni riportate sul buono che erano più favorevoli al risparmiatore.

La Corte ha stabilito poi con una sentenza del 20 febbraio 2020 (esattamente la numero 26) che è invece legittima la variazione dei rendimenti dei titoli già in circolazione mediante un Decreto Ministeriale successivo alla sottoscrizione: in questo caso non è necessario che sul titolo venga apposto il timbro in quanto il nuovo rendimento è già comunicato in Gazzetta Ufficiale.

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