Buoni fruttiferi postali “sempre buoni perché garantiti dallo Stato”: ma adesso?

Le recenti sentenze hanno ribaltato la continuità degli interessi accordati in origine dei buoni fruttiferi postali: i sottoscrittori si sono ritrovati quindi un investimento minore di quello che avevano previsto.

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Le recenti sentenze hanno ribaltato la continuità degli interessi accordati in origine dei buoni fruttiferi postali: i sottoscrittori  si sono ritrovati quindi un investimento minore di quello che avevano previsto.

Lo spot del 2015 di Poste Italiane inerente ai buoni fruttiferi postali recitava quanto segue “solo i buoni fruttiferi postali sono sempre buoni, perché garantiti dallo Stato”. Ma adesso è ancora così? I risparmiatori non ne sono poi tanto sicuri in quanto le recenti sentenze hanno ribaltato la continuità degli interessi accordati in origine. I sottoscrittori di essi, quindi, si sono ritrovati un investimento minore di quello che avevano previsto.

Tipologie buoni postali

Ad oggi 30 maggio 2019 i buoni fruttiferi postali sottoscrivibili sono di quattro tipologie senza contare quelli dedicati ai minori. Troviamo il buono 3×2 per gli investimenti fino a 6 anni con rendimento annuo lordo a scadenza dell’1,25% e quelli 3×4 per investimenti fino a 12 anni con rendimento annuo lordo a scadenza del 2,25%.

E ancora, quelli ordinari per investimenti fino a 20 anni con rendimento annuo lordo a scadenza del 2,25% ed infine quelli indicizzati all’inflazione italiana con rendimento annuo lordo dello 0,10%.

Tutte le tipologie di buoni su indicate garantiscono il rimborso del capitale investito in ogni momento. Inoltre, tutti sono un investimento sicuro perché garantiti dallo Stato Italiano e non hanno alcun costo. La gestione, il rimborso e la sottoscrizione è infatti gratuita. L’unico costo è rappresentato dagli oneri fiscali.

I risparmiatori beffati dalla sentenza della Cassazione

Lo scorso marzo una sentenza della Cassazione ha stabilito che i buoni fruttiferi postali emessi prima del 1999 possono subire una modifica retroattiva degli interessi con effetto a partire dall’emanazione del Decreto del Ministero. Una precedente sentenza sempre della Corte Suprema del 2007, invece, asseriva che gli interessi che dovevano essere applicati ai bfp (ante 1999) erano quelli evidenziati sulla tabella cartacea in possesso del sottoscrittore e non quelli modificati dallo Stato.

Ad oggi la Cassazione stabilisce che non costituisce violazione il fatto che i sottoscrittori dei buoni non siano stati informati delle modifiche di essi. È sufficiente, infatti, che le nuove regole vengano pubblicate in Gazzetta Ufficiale. Sarà poi il risparmiatore a dover controllare quotidianamente se sono state apportate o meno modifiche agli interessi dei propri titoli.

Leggete anche: Buoni fruttiferi postali: occhio ai rendimenti, il caso del signor Giovanni.

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