Bond MPS 2018, cosa c’è da sapere sul titolo che fa paura

Il bond subordinato MPS con scadenza maggio 2018 è il caso più preoccupante, riguardando decine di migliaia di piccoli risparmiatori italiani. Vediamo cosa rischiano.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il bond subordinato MPS con scadenza maggio 2018 è il caso più preoccupante, riguardando decine di migliaia di piccoli risparmiatori italiani. Vediamo cosa rischiano.

Sono tempi duri per gli obbligazionisti subordinati, specie quelli di MPS, che tremano al solo pensiero di essere le prossime vittime del primo caso di bail-in applicato in Italia, dopo il salvataggio pubblico delle quattro banche nel novembre scorso (Banca Etruria, Banca Marche, Carife e CariChieti).

I bond subordinati MPS sono otto, ma a preoccupare maggiormente è quello emesso nel 2008, quando l’istituto dovette finanziare l’acquisizione sciagurata e a prezzi esorbitanti di Banca Antonveneta, origine di quasi tutte le sue sciagure finanziarie. Si tratta non solo dell’obbligazione subordinata senese di maggiore dimensione (2,16 miliardi di euro sui 5,2 miliardi complessivi), ma anche di quella più rischiosa, in quanto è stata collocata in moltissimi casi presso la clientela retail, essendo sufficiente un taglio minimo di 1.000 euro per l’investimento, quindi, alla portata di tutte le tasche.

Obbligazioni MPS, il più temibile è questo qui

Il titolo (codice ISIN IT0004352586) è del tipo Upper Tier II e offre una cedola del 2,5% fisso + l’Euribor a 6 mesi. Quando fu collocato sul mercato nel maggio 2008, il rendimento offerto era stimato al 7,3%, dato che l’Euribor a 6 mesi era del 4,8%, mentre oggi quest’ultimo è pari al -0,19%, per cui il rendimento annuo crolla a circa il 2,3%.

Il bond è particolarmente rischioso, perché nel caso di liquidazione della banca, verrebbe rimborsato dopo tutti gli altri creditori, davanti solamente agli azionisti. Inoltre, se il capitale bancario scendesse sotto i livelli minimi regolamentari imposti dalla BCE (6,3 milioni di euro), il capitale sarebbe “congelato” e utilizzato per il ripristino di tale soglia minima, non producendo nel frattempo interessi. Se, infine, si arrivasse al default e non vi fossero risorse sufficienti per il rimborso, va da sé che si perderà tutto. E come già sanno a loro spese gli attuali obbligazionisti, è sufficiente che la banca chiuda un esercizio in perdita per rinviare il pagamento delle cedole, sempre che nei semestri successivi si registrino utili.

 

 

 

 

Rischi aumentati con bail-in

Con il bail-in, entrato in vigore da quest’anno, il rischio è ancora più marcato, perché tutti nell’ordine devono sobbarcarsi delle perdite della banca, nel caso di rischio insolvenza e fino al concorso dell’8% del passivo totale, gli azionisti, gli obbligazionisti subordinati, gli obbligazionisti ordinari o senior e, infine, anche i titolari di conti correnti sopra i 100.000 euro e relativamente solo alla parte eccedente tale soglia.

Lo stato potrebbe intervenire già nelle prossime settimane per mettere in sicurezza MPS, ma l’Europa esclude che potrà farlo violando il bail-in e con denari pubblici. Alla fine, è molto probabile che si trovi una soluzione a metà strada, ma resta da vedere quale sarebbe il peso da caricare sulle spalle dei privati. Se tendiamo ad escludere che saranno toccati i conti correnti e forse anche i bond ordinari, sui bond subordinati la musica cambia. E lo spartito si prevede poco allegro.

 

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Argomenti: Investimento, News Risparmio, Investimenti