Bolletta elettrica, dalla maggior tutela al mercato libero: tariffa bloccata o variabile? A vincere è la prima

Chi lascia la maggior tutela privilegia in bolletta elettrica il prezzo bloccato e non quello variabile: ecco l’indagine Arera sui settori regolati.

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Il 31 dicembre c'è stata la fine del regime di tutela per le aziende. Ma cosa è successo a quelle che non hanno scelto un operatore e perché potrebbero sostenere costi più alti per l'energia?

Un interessante spaccato sul passaggio dalla maggior tutela al mercato libero, per quanto concerne la bolletta elettrica, viene fuori dall’indagine annuale dell’Arera (l’Autorità per l’energia, le reti e l’ambiente) sui servizi regolati.

Tariffa bloccata o variabile?

Il dato più interessante – anche per comprendere come gli italiani stiano vivendo questo passaggio – è il seguente: l’84,7% di coloro che hanno lasciato la maggior tutela per approcciare il mercato libero ha optato per la “tariffa bloccata” (il prezzo non cambia per almeno un anno dal momento della sottoscrizione del contratto), soltanto il 15,3% ha scelto invece la “tariffa variabile” (il prezzo cambia a partire da una tempistica e variabili decise in sede di contratto).

Cosa significa? Che la maggioranza degli italiani è estremamente prudente e non sembra amare particolarmente il mercato libero. Il problema è che le clausole contrattuali che indicano come il “prezzo” possa variare sono molto complesse e non tutti posseggono le giuste competenze economiche e finanziarie per orientarsi in tal senso.

Clausole cambio fornitore, sconti e abbuoni: la guerra di tutti contro tutti nel mercato libero

Secondo quanto rilevato nell’indagine, il 2,7% dei clienti ha sottoscritto un nuovo contratto con una clausola che implica una durata contrattuale minima: il cliente non può cambiare fornitore per un arco di tempo stabilito se vuole accedere a determinate offerte e promozioni.

Cosa significa? Molti italiani ancora non si fidano del mercato libero e dei gestori privati di corrente elettrica perché hanno il timore che, come accade un po’ con quelli della telefonia, non forniranno tutti la medesima qualità del servizio e non tutti avranno call center pronti e preparati e via discorrendo.

Un altro dato è molto interessante: il 37% dei clienti domestici ha firmato un contratto con un abbuono o sconto (in denaro, in fornitura, periodi gratuiti, etc.); lo sconto viene applicato al 30% di coloro che hanno optato per la “tariffa fissa” e al 78% di coloro che hanno scelto la “tariffa variabile”.

Cosa significa? Che i gestori privati spingono affinché si sottoscriva un contratto con “tariffa variabile”. Se la regola del mercato libero è il profitto, cosa possiamo dedurne?

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