Bitcoin, investire nella moneta digitale sempre più popolare

Bitcoin sempre più popolari. I rischi esistono, ma anche i guadagni possono rivelarsi estremamente interessanti.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Bitcoin sempre più popolari. I rischi esistono, ma anche i guadagni possono rivelarsi estremamente interessanti.

Bitcoin è una moneta digitale, anche nota come “criptomoneta”, nata ufficialmente in Giappone il 3 gennaio del 2009 e quasi immediatamente divenuta popolare. A crearla è stata verosimilmente un pool di informatici, che ha utilizzato lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto. Il suo valore iniziale era di 5 dollari, ma alla fine del 2013 ne arrivò a valere intorno ai 1.200. Ma di cosa parliamo in concreto? Come dicevamo, si tratta di una moneta digitale, ovvero non esistente fisicamente, anche se stanno nascendo con gli anni tentativi di coniarla in metallo. Non è creata da alcuna banca centrale, né è controllata da qualcuno. A immetterla su internet è, infatti, un sistema automatico, che sfrutta un algoritmo complesso e noto a chi lo volesse, che punta a coniare complessivamente fino a 24 milioni di Bitcoin entro il 2140, ma a un ritmo sempre più lento. Entro il 2013 risulterebbero essere stata coniata la metà del numero finale delle monete offerte, mentre entro il 2017 si dovrebbe arrivare ai tre quarti.

Boom dal 2013

Proprio questa appare una caratteristica estremamente importante, in quanto l’immissione sul mercato online di un numero prefissato e non aumentabile di Bitcoin tendenzialmente dovrebbe portare a una crescita del loro valore unitario. Ciò, specialmente considerando il boom di domanda registrato negli ultimi anni, specie a partire dal 2013, quando il caso Cipro, con le banche fatte fallire dalla UE a carico dei clienti correntisti, ha spinto nel pianeta diversi investitori a puntare su una moneta estranea al circuito bancario. Va detto, che l’investimento in Bitcoin si è rivelato in molti casi allettante sotto il profilo della garanzia dell’anonimato. Non è possibile risalire all’identità di chi effettua transazioni in questa moneta digitale, perché esse sono cifrate in un codice alfanumerico di 30 caratteri. Ciò desta parecchie critiche tra quanti vi vedano dietro organizzazioni criminali o anche più semplicemente evasori fiscali.      

Prezzo Bitcoin molto volatile

In effetti, ponendo di volere comprare merce illegale e di regolare gli scambi in Bitcoin, non sarà possibile per un governo o un’autorità di pubblica sicurezza o giudiziaria capire chi abbia acquistato e chi venduto. Aldilà di possibili comportamenti illeciti, però, resta il fattore positivo dell’anonimato, un valore in un mondo, in cui ormai ogni informazione viene resa pubblica, condivisa o comunque non è potenzialmente riservata. Un rischio connesso, però, all’uso dei Bitcoin è stato ad oggi l’estrema volatilità del suo cambio contro il dollaro. Alla fine del 2013, quando gli USA segnalarono l’intenzione di stringere le maglie regolamentari per contenere l’esplosione del fenomeno, il loro prezzo crollò in qualche giorno di un terzo. Inoltre, più una piattaforma di trading è stata investita da problemi gravi, quali furti informatici delle monete acquistate e depositate dai clienti sugli appositi conti, nonché di vera e propria insolvenza (clamoroso il crac nel 2014 della giapponese Mt Gox).

Guadagni Bitcoin non tassati

D’altra parte, la volatilità appare sempre meno accentuata, tanto che negli ultimi mesi il valore di un Bitcoin si aggira mediamente e piuttosto stabilmente intorno ai 400 dollari. In queste ore è a 418 dollari, segnando un rialzo del 12,5% dall’inizio dell’anno. Chi avesse acquistato anche solo per scherzo pochi Bitcoin al prezzo iniziale di 5 dollari ciascuno a inizio 2009, oggi avrebbe in portafoglio un valore di oltre 80 volte più alto. Chi volesse lanciarsi in questo investimento innovativo, deve tenere conto certamente dei rischi connessi, ma anche del fatto che ancora le plusvalenze realizzate dalla compravendita delle unità di criptomoneta non sono tassate, in quanto formalmente non riconosciute in Europa come frutto di operazioni valutarie. Si consideri anche che i Bitcoin possono essere spesi per l’acquisto di beni e servizi online e cresce il numero di aziende, che hanno annunciato di accettarli tra i metodi di pagamento.  

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Argomenti: Investimento, News Risparmio, Investimenti

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